Il Tirreno

Pontedera

«Muro la porta, per stare tranquillo»

di Andreas Quirici
«Muro la porta, per stare tranquillo»

L’attesa per la piena annunciata fa tornare l’incubo dell’alluvione tra gli abitanti di via Chiavaccini e via Donizetti

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PONSACCO. Antonio Ucci guarda con attenzione il lavoro di suo nipote. Quest’ultimo gli sta murando mezza porta di casa. Poi gli costruirà alcuni scalini da una parte e dall’altra in modo da permettere agli zii di entrare nell’appartamento, ma non all’acqua del fiume Era di inondare il piano terra della palazzina in via Chiavaccini. Così com’è successo due venerdì fa. C’è allerta meteo nella zona di Ponsacco più colpita, a ridosso dell’argine. E c’è grande preoccupazione fra gli abitanti dell’area che, con la pioggia battente, rivivono l’incubo dell’alluvione.

Via da casa. «Non dormirò qui con questo tempo – riprende – E’ troppo pericoloso considerato che siamo vicini all’argine e che il ricordo della giornata dell’alluvione è ancora fresca nella nostra testa. Non possiamo rischiare di ritrovarci un’altra volta in quelle condizioni». Nel reticolo di strade vicine al fiume gira la voce che la protezione civile stia preparando l’evacuazione. Allarme smentito, ma la tensione non si allenta. I volti di due volontari del servizio antincendio, durante il monitoraggio dell’argine del fiume vicino al punto di rottura, la dice lunga: «Si, stiamo tenendo sotto controllo i corsi d’acqua. Per ora la situazione è tranquilla, ma l’allerta impone la massima attenzione». Le ore del pomeriggio scorrono sotto le gocce d’acqua che scendono dal cielo e gonfiano i cuori dei ponsacchini a ridosso dell’Era. Un ragazzo porta il cane a fare una passeggiata insieme a sua mamma a ridosso dei campi che si frappongono fra via Donizetti e l’argine. I due guardano il “rattoppo” eseguito dal Consorzio bonifica Valdera. Un’altra donna è affacciata alla finestra della palazzina che si affaccia sugli stessi campi e anche il suo sguardo si perde sulla riva del fiume Era. «Speriamo regga – dice il giovane – mia nonna ha perso tutto l’appartamento con l’alluvione».

Vera paura. In via Chiavaccini, di nuovo con un uomo estremamente preoccupato: «Mia suocera vive qui e ha l’Alzheimer. Nel giorno dell’alluvione l’hanno portata via col gommone e poi con un’imbracatura speciale. Questa volta la portiamo via prima che arrivi l’acqua». A un occhio disattento e superficiale potrà sembrare psicosi. Ma chi ha vissuto da vicino quei momenti non se li dimentica e ha davvero paura. Sonia Ferraro, che abita lì vicino, è stata alla protezione civile per avere i sacchi di sabbia da sistemare in caso di evenienza. «Non me li hanno dati – spiega – perché non avevano personale per distribuirli». Più tardi dirà che gliene hanno portati cinque e che, comunque, «sono pochissimi se arriva di nuovo l’alluvione». La signora Sonia, che è stata costretta a rifare interamente gli impianti elettrici della sua abitazione invasa da quasi due metri d’acqua, va a fare un giro di perlustrazione dall’altra parte del fiume, attraversando il ponte che porta in via Maremmana, sulla strada che conduce alla rotatorio dei Fabbri. «È tutto di nuovo allagato – dice – Ci sono le fosse piene d’acqua che si è riversata sulla carreggiata».

Telefono muto da 11 giorni. Michela Gerbi sta seguendo i lavori del tecnico della Telecom. E’ nella casa dove abitano sua nonna e suo fratello. Anche in questo posto l’acqua ha invaso il piano terreno durante l’alluvione. «Siamo stati fortunati – dice la donna – perché ci è saltata solo la linea del telefono, non l’elettricità. Però abbiamo dovuto buttare via i mobili. Anche la cucina siamo stati costretti a cambiarla. Dovevano consegnarcela oggi, ma con l’allerta meteo abbiamo deciso di aspettare. Altrimenti avremmo dovuto gettare anche questa».

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