Il dolore
«Qualità alta e tante proposte Ecco il segreto»
Il direttore artistico: abbiamo raggiunto grandi risultati e siamo punto di riferimento regionale per le “residenze”
SANTA CROCE SULL'ARNO. «In tutti questi anni, ho seguito sempre gli spettacoli in piedi, non ho mai avuto un posto per me». Renzo Boldrini, direttore artistico del teatro Verdi di Santa Croce, il successo della struttura che dirige lo racconta così. Se vogliamo dirla in numeri, occorre raccontare che di anno in anno gli spettatori sono cresciuti; che spesso soprattutto quando c’è la prosa alla biglietteria sono costretti a rimandare indietro qualcuno. E che l’offerta è diventata di anno in anno più ampia.
«Eppure la situazione non è semplice – spiega Boldrini – proviamo ad andare avanti».
E i risultati ci sono.
«Le regole del gioco sono sempre le stesse: lavoriamo tanto, ventre a terra. E come in tutti i lavori che hanno un pubblico davanti, cerchiamo di avere relazioni diffuse e le migliori possibili. Ci rendiamo conto che il contesto non è facile ma ci adoperiamo per accrescere il lavoro».
Quali sono gli ingredienti che servono?
« Noi, e mi riferisco alla compagnia, agli amministratori, a chi ruota intorno al teatro, insomma a una squadra, lo facciamo con grande attenzione. Non sempre questo produce risultati, per nostra fortuna, a noi è accaduto- Certi traguardi, però, non li do mai per scontati: il segreto è lavorare con l'energia del primo giorno».
Ed è così che siete diventati un punto di riferimento regionale per le cosiddette “Residenze teatrali”.
«Agiamo in provincia, senza cercare di essere provinciali. Ma cerchiamo di essere attenti alla dimensione locale, stando all'interno di un disegno più largo territorialmente. Quantomeno regionale. La novità della legge regionale sono le residenze teatrali. Noi abbiamo contribuito a nascita di questa nuova determinazione legislativa. La Toscana è l'unica che ha messo in cornice, sostenuto le residenze teatrali».
Ma cosa sono?
«Quello che fa Giallo Mare da 30 anni sul territorio: convenzioni tra un soggetto teatrale e una o più amministrazioni per la gestione o la direzione di spazi teatrali pubblici, riuscendo a aumentare la domanda, qualificare la proposta e avere sostenibilità economica. Tutto questo va fatto ottimizzando il più possibile l'investimento pubblico. A questo si aggiungono i fondi che arrivano dai biglietti, con prezzi bassi, popolari, rivolgendosi ai bambini».
Qual è il ruolo di Santa Croce, in tutto questo?
«Santa Croce è stato il luogo di 2 convegni nazionali sulle residenze, li ha condivisi con la Regione che qui è venuta a presentare le proprie idee. L'unico libro scritto su questo fenomeno è mio, è del 2008. Abbiamo contribuito, come teatro, come territorio e con gli operatori a far nascere questo modello di sviluppo del teatro in Toscana. Oggi per noi questo è un riconoscimento importante di un progetto che è nato tanto tempo fa».
Quale passo rimane da compiere?
«In questo momento sto cercando di consolidare e non far smottare, in un quadro di ampie difficoltà che permangono, questi risultati. Che sono importanti, anche se li conseguiamo da anni. Primo: non far retrocedere la qualità. Sulla quantità, può anche accadere che un anno si perda un numero di spettatori, per motivi più vari. Ma la qualità della proposta dev'essere il caposaldo. Poi avere una proposta per tutti i tipi di età, differenziate, una fiducia da parte dei vari pubblici».
Ma siamo anche in un momento di trasformazioni.
«Questi processi sono faticosi, ma poi pagano. Il progetto “residenza” porta a superare alcuni steccati. Santa Croce come teatro d'area va a fare massa critica con l'area dell'Empolese-Valdelsa. Giallo Mare oggi dirige insieme a questi enti e in condivisione con la Regione la residenza teatrale dell'area vasta più grande della Toscana. Le trasformazioni in atto obbligano a una rilettura dei territori. A noi è costata. L'eventuale sparizione delle province significa una riorganizzazione generale di tutte le politiche, anche teatrali. E poi c'è una riforma in atto del teatro. Aggiungo una terza difficoltà: sono felice ma stupito che in una crisi così profonda ci sia un attaccamento così forte alle proposte che facciamo: prezzi popolari, grandi qualità e il sostegno degli amministratori. Il fatto che il teatro anziché retrocedere consolida questo è un risultato eccezionale».
Allora servono nuove strade.
«Occorre reinventarsi nuovi progetti. Noi inauguriamo domani una sezione di teatro più contemporaneo. Forse farò fatica a mettere insieme una platea sostanziosa. Ma lo è stato anche 30 anni fa quando si iniziava coi bambini e non c'era grande risposta. Ci dicevamo chi ve l'ha fatto fare. Ma se non si semina, certi traguardi non si raggiungono mai. Primo tempo comincia con Perrotta: è un attore che ha vinto il premio internazionale della critica, l'Oscar del teatro come migliore attore italiano. Sono andato fino in Puglia in treno, per vedere lo spettacolo che adesso ospiteremo al Verdi».
Qualità, razionalizzazione dei fondi, varietà d’offerta: è questa la strada da seguire?
«Come teatro di Santa Croce ricevo gli stessi soldi che mi davano 10 anni fa. Il futuro, in questo momento è il mantenimento dei traguardi raggiunti. Non significa essere arrivati, ma ci fa coltivare la speranza che domani, chi verrà - e all'orizzonte ci sono tanti cambiamenti anche sul territorio - trova terreno fertile».
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