Il Tirreno

Pontedera

Legambiente punta il dito contro due lottizzazioni

Legambiente punta il dito contro due lottizzazioni

«L’area dove il Comune ha intenzione di edificare a Campi d’Era e il Green Park sono soggetti ad allagamenti: perché si realizzano case in quelle zone?»

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PONTEDERA. Il maltempo che nei giorni scorsi ha colpito duramente la provincia, fa accendere i riflettori su alcune situazioni che sono ritenute a rischio.

Da Legambiente Valdera arriva un grido d’allarme. «Pontedera è rimasta per un intero giorno con il fiato sospeso – dicono – Questa volta è andata bene, sappiamo però che il territorio pontederese è molto fragile dal punto di vista idrogeologico. Due fiumi lo attraversano, l’altezza sul livello del mare molto bassa, le aree cementificate sono aumentate in modo esponenziale, senza adeguate opere idrauliche compensative e adeguamento di quelle esistenti».

Un anno fa, sottolinea Legamebiente come esempio, un allagamento interessò il centro storico danneggiando case e negozi.

«Si pone davvero attenzione a questa fragilità al di là delle sale operative che, seppur utilissime come coordinamento di volontari e Protezione civile, non evitano allagamenti o esondazioni? – si domanda Legambiente – Così non parrebbe visto dove si sta costruendo e dove si pensa di andare ulteriormente ad espandere l’abitato di Pontedera».

l riferimento è alla lottizzazione Green Park, da poco partita nella zona tra le piscine e la circonvallazione a nord di Pontedera. «Si tratta di una zona notoriamente soggetta ad allagamento – dice Legambiente – e che anche in questi giorni si presenta più simile a uno stagno che ad un’area residenziale. Sarà prevista un’idrovora che dovrà portare l’acqua in Arno; e allora perché costruire in un’area così a rischio? E se poi l’idrovora si blocca, salta la corrente? Tutto e tutti sott’acqua! Oltre alle criticità urbanistiche da noi espresse in sede di approvazione, possiamo dire che non vi è stato “buonsenso idrogeologico” in ciò».

Altro punto dolente, per Legambiente, è la prospettata mega lottizzazione dei “Campi d’Era”, il così detto 'quarto quadrante' della città. «Qui siamo ancora indietro, ma non c’è da avere dubbi sulla volontà edificatoria – spiega l’associzione ambientalista – quest’area è così fragile che anche nel toponimo porta un nome “Campi d’Era”, che lascia presagire cosa potesse subire da parte del fiume che vi scorre a lato. I “Campi d'Era” erano destinati ad allagarsi per salvaguardare la città, la massicciata della ferrovia faceva da argine e l'acqua raggiunta la piena si riversava in questa vasca, in quanto il livello della strada, via delle Colline, costruita sull'argine, è di 19 metri sul livello del mare, mentre l'altro argine - lato Bellaria - supera i 20 m. Perché nel 1966 l'acqua dell'Era si riversò dal lato del centro? Perché il ponte ferroviario si trovava a filo degli argini e ostruì il deflusso delle acque dell'Era, sotto la pressione delle acque, l'argine dei giardini della "Montagnola" cedette, l'acqua si portò via una palazzina e allagò tutto il centro storico fino alla Piaggio. Oltrera era stata la prima a vedere tracimare le acque, ma la rottura dell'argine la salvò dall'alluvione. I “Campi d'Era” avevano comunque questa funzione di salvaguardia». L’area è edificabile, «l'Autorità di Bacino - conclude il direttivo di Legambiente – l’ha ristretta. È stata prevista un'idrovora perché l'area si trova sotto il livello dell'Era e, in caso di pioggia, è necessario chiudere la paratia e innalzare l'acqua per buttarla in Era; ma è evidente che, se l'Era raggiungesse i 19 metri, scatta l’emergenza. E i danni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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