Il Tirreno

Pontedera

«Conviviamo con la paura che possa accadere ancora»

di Manolo Morandini

Ponsacco, nelle zone allagate gli abitanti continuano a pulire dal fango Oltre al danno, Marmotec e Lp Traslochi hanno perso una settimana di lavoro

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PONSACCO. C’è un’unica certezza. Il livello raggiunto dall’acqua. Quello alimentato dalla piena del 31 gennaio che ha messo sotto scacco parte della Città del mobile. È in via Chiavaccini e nelle strade parallele che si misura l’abisso d’incertezza e paura con cui convivono gli abitanti della zona. Per i danni non ci sono cifre. Ma tutti sanno di aver perso molto, specie in serenità. «C’è la paura che possa accadere di nuovo – dice Paolo Ponziani –. Sarebbe bastato costruire un mezzo metro più in alto per metterci al sicuro».

Nel primo giorno di pieno sole le ferite di fango e melma sono ancora visibili, nonostante lo sforzo per cancellarle. È una sfilza di villette a schiera via Doninzetti. Hanno meno di tre lustri, a un centinaio di metri in linea d’aria dall’argine. Tutte con il garage nel seminterrato. Garage divenuti dei vuoti che l’acqua ha riempito sfiorando i due metri d’altezza. Un esempio a perdere. Una sfida al fiume costruire in questi terreni e soprattutto al buonsenso. In cui a pagare, adesso, sono i proprietari delle case. «Venti anni fa questa via non esisteva – sostiene Domenico Orefice –. Poi i terreni li hanno resi edificabili. A non funzionare è anche la rete delle fognature, perché se piove un po’ di più l’acqua nei garage ci arriva dalla strada. È già accaduto sei volte». Che ci sia un problema alle fogne delle acque bianche lo conferma anche Antonio Lido. «Dal piazzale del garage sono uscito a nuoto – racconta –. Ho perso molto, anche il corredo di mia figlia. Se c’è stata una nota positiva è la solidarietà di questi giorni». «Per 5 centimetri l’acqua non è entrata in casa – dice Sonia Ferraro –. Negli scantinati ne avevamo più di 2 metri e la notte sentivamo un tale rumore che non ci siamo fidati a dormire nelle camere».

I primi a fare i conti con la piena dell’Era e con la valanga d’acqua piovuta da quello strappo lungo l’argine abitano in località Case Rosse, in fondo a via Chiavaccini. «Non sono arrabbiato per l’alluvione ma per la sensazione di abbandono che viviamo in questa zona», dice Antonio Ucci. All’ingresso del piazzale della Marmotec il titolare Lando Pratelli mostra i livello raggiunto dall’acqua su una colonna del cancello: un metro e 90 centimetri. «Non ci servono i rimborsi al 100% dei danni ma soldi per ripartire subito – afferma –. Rischiamo di perdere le commesse se non riusciamo a rimettere in marcia i macchinari. Il più importante è a controllo numerico e la centralina di comando è stata invasa dal fango». L’azienda compresi i figli Luca e Marco conta 7 addetti. «Quanto è accaduto serva da lezione – sostiene Marco Pratelli –. Ci sono filmati che mostrano come già dalle 8 del mattino l’acqua stesse filtrando dall’argine eppure non è stato monitorato, nessuno ci ha avvisato del pericolo». Mentre il fratello Luca mostra i locali dell’azienda: «L’acqua si è infiltrata nelle canale dell’impianto elettrico che è tutto da rifare. Nessuna compagnia ti assicura da queste calamità».

Nel magazzino della Lp Traslochi l’onda ha sfiorato il metro d’altezza inzuppando i materiali affidati in custodia da 15 clienti. Materassi, divani, mobili. «È quasi tutto da buttare – dice il titolare Piero Melis –. A ciascun cliente chiederemo di fare una cernita e l’elenco dei danni. Abbiamo perso una settimana di lavoro e ad alcuni traslochi abbiamo dovuto rinunciare». Che aggiunge: «Siamo in attesa di sapere come le aziende potranno presentare la richiesta di risarcimento».

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