Attenzione
Terra e massi per rafforzare l’argine ferito
Via-vai continuo di mezzi pesanti, proseguono senza sosta i lavori per la messa in sicurezza
SAN MINIATO. Ancora una giornata di lavori senza sosta al bacino di Roffia, con un transito continuo di camion e mezzi pesanti lungo il margine ovest del lago.
Un via-vai costante nella strada fra Ontraino e Roffia, dopo che il governatore Enrico Rossi ha messo a disposizione 2 milioni di finanziamenti per l’avvio immediato dei lavori di messa in sicurezza. Una corsa contro il tempo, per rinforzare con terra e massi il tratto di argine che la piena dell’Arno si è letteralmente mangiato, e portare avanti nello stesso tempo il completamento del nuovo tracciato del rio Arnino. Nel progetto della cassa d’espansione, infatti, ormai fermo da mesi, era previsto anche lo spostamento del rio Arnino all’esterno del bacino, lungo il lato sud del lago. Un’opera rimasta incompleta, con la scavo di un grande canale ancora senza sbocco, divenuto in questi giorni una sorta di enorme piscina.
Non a caso, è stato il vecchio tracciato dell’Arnino a mettere in pericolo gli abitanti di Ontraino e Roffia, creando per la piena dell’Arno una porta d’accesso verso il lago, e rischiando di mettere in serie pericolo anche l’ultimo argine a protezione degli abitati. Le immagini dell’alto, del resto, hanno dimostrato tutta l’evidenza del pericolo, con l’argine che si è assottigliato vistosamente, eroso pezzo dopo pezzo dalla forza delle piena. Il tutto a pochissimi metri da un gruppo di abitazioni. Le stesse dietro le quali adesso si affannano decine di operai al lavoro, e che venerdì hanno corso davvero un serio pericolo. Abitazioni costruite e realizzate molti anni prima del bacino di Roffia, e adesso costrette a convivere con una sorta di enorme “catino” colmo d’acqua sopra la testa.
A ricordarlo è anche il consigliere di Forza Italia-Pdl Roberto Ferraro, che interviene in merito alle dichiarazioni del presidente Rossi durante la visita a San Miniato di sabato mattina. «Il governatore – dice Ferraro – ha scelto di entrare nel merito della vicenda avventurandosi in analisi e giudizi sommari, spiegando che non dobbiamo più costruire in aree agricole per permettere all’acqua di defluire. Tali affermazioni, fatte in quel contesto, potrebbero voler dire, in sostanza, che la colpa è anche ascrivibile alle troppe abitazioni costruite. Tuttavia, è necessario far presente al governatore come stanno realmente le cose. A Roffia e Ontraino quasi tutte le attuali abitazioni risalgono a tempi remoti, si potrebbe dire ci sono sempre state. Ciò che invece in passato non c’era è la ferita inferta al terreno per estrarre sabbia; ferita poi trasformata in bacino remiero. È lì, eventualmente, che vanno cercate le motivazioni del dissesto».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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