Il Tirreno

Pontedera

Albertazzi, Fo & friends Maestri e artisti insieme per sostenere il Colle

di Francesca Suggi
Albertazzi, Fo & friends Maestri e artisti insieme per sostenere il Colle

Piace l’idea lanciata dal patron del festival Teatro Romano Migliorini: una due giorni per raccogliere fondi, non solo per le mura

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VOLTERRA. Dopo il 10 aprile garantisce già la sua presenza, l’attore de “La leggenda del pianista sull’oceano” di Tornatore, Gabriele Lavia. Custodisce ancora gelosamente il bronzetto “Ombra della Sera” ritirato sul Colle anni fa, come premio alla carriera. Quella Volterra oggi ferita, giù nel baratro insieme ai trenta metri di mura medievali ingoiate in un attimo. Quelle pietre millenarie, troppo tempo lasciate a se stesse, non ce l’hanno fatta a sorreggere il peso dell’ennesima bomba d’acqua.

Lavia è uno dei “friend” disposto ad aiutare la ricostruzione. Uno degli artisti, insieme a Giorgio Albertazzi, al premio Nobel Dario Fo, a Leo Gullotta e a tanti altri “grandi” dello spettacolo, disposto ad accogliere l’iniziativa, sullo stile dei grandi concerti di solidarietà firmati “Pavarotti and friends”, lanciata dal patron del festival internazionale Teatro Romano di Volterra Simone Migliorini. Si tratta di una due giorni “Artisti per la città di vento e di macigno”, tutta da definire, per raccogliere fondi da devolvere per la ricostruzione delle mura medievali, ma non solo. Il direttore artistico chiama a raccolta tutti quegli amici del Colle che negli anni si sono esibiti in questa città-museo all’interno del suo festival internazionale.

«Ho visto le immagini e sono scioccato», si lascia andare tra un primo e un secondo tempo di uno spettacolo Giuseppe Lavia. «Accolgo l’idea lanciata da Migliorini: dopo il 10 aprile sarò libero da impegni impellenti di lavoro». La ferita è aperta anche nel cuore del maestro Giorgio Albertazzi che tra quei vicoli spegne la scorsa estate le sue 90 candeline. Subito si fa sentire: in quella via Lungo le Mura «le stelle sembravano più vicine», aveva detto in occasione del compleanno.

Prima la chiusura del “suo” Teatro Romano dove nel ’98 portò “Notturno Etrusco”, ora le mura: Volterra è fragile. «Un crollo del genere è come se un pezzettino dell’anima di tutti noi sia scomparsa per sempre», dice a caldo l’attore Leo Gullotta. Anche per lui il palco del Teatro Romano e la città sono impresse nel cuore. «Quelle mura hanno resistito millenni e adesso vengono giù per 20 anni di passività». “Prima del silenzio c’è la vita”, proprio come il suo spettacolo: «L’arte, le emozioni, la storia non è materiale, con la cultura non si fanno affari: vergogna, questo è il risultato». E chiude: «Su Volterra bisogna intervenire subito, bene che siano andati i ministri». Vicinanza, solidarietà dall’attrice Giuliana Lojodice: «Un ministro disse che con la cultura non si mangia, mentre loro, i politici, continuano a mangiare. Sono senza parole», rincara stringendo a sé la statuetta ritirata a Volterra. Chiude Migliorini: «È una grave ferita, come sarebbe stata grave quella da noi denunciata, anni fa, al Teatro Romano, per fortuna fermata per tempo, anche grazie alla nostra opera di sensibilizzazione».

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