Il Tirreno

Pontedera

Roffia e Ontraino, la paura è passata ma resta tanta rabbia

di Giacomo Pelfer
Roffia e Ontraino, la paura è passata ma resta tanta rabbia

La luce del giorno ha portato con sé l’immagine del grande pericolo scampato dagli abitanti Rimasti a metà i lavori che avrebbero dovuto trasformare il lago in cassa d’espansione

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SAN MINIATO. La luce del giorno ha portato con sé l’immagine del pericolo scampato. La visione dell’argine, eroso dalla potenza dell’Arno entrato “senza permesso” dentro il bacino, ha reso evidente il rischio, concreto, che gli abitanti di Roffia e Ontraino hanno corso nella giornata di venerdì. La macchina dall’emergenza, messa in moto in tutta fretta, alla fine sembra riscuotere apprezzamenti da chi ha dovuto abbandonare la propria abitazione di corsa e si è ritrovato a trascorrere la notte in albergo. «Abbiamo dormito al Miravalle e siamo tornati solo stamani – racconta Romano Luciano –. Non possiamo lamentarci, il ristorante era chiuso ma ci hanno servito lo stesso un pasto caldo». Passato il pericolo, però, rimane la preoccupazione per quei lavori rimasti a metà, che avrebbero dovuto trasformare il lago in una cassa d’espansione, e che al momento si sono rivelati un pericolo costante sulla testa dei cittadini. Non è un caso, del resto, se il Comune di San Miniato, nei solleciti inviati alle imprese esecutrici la scorsa estate, faceva notare nero su bianco che la mancata ultimazione dei lavori, in particolare per il nuovo tracciato del rio Arnino e le arginature dalla cassa, potevano costituire un «pericolo di rischio idraulico». «Se le cateratte della cassa – fa notare Vittorio Luciano, abitante di Roffia – fossero già state ultimate e funzionati, probabilmente non sarebbe successo niente. C’è stata un po’ di negligenza». Insieme a lui tanti altri cittadini della frazione sanminiatese, che tra ieri mattina e ieri pomeriggio hanno fatto la spola verso il lago di Roffia per rendersi conto con i propri occhi di quanto accaduto. «In quest’area un po’ di preoccupazione per le piene c’è sempre stata – ricorda Roccantonio Ciaraolo – ma mai come in questi anni. Se l’acqua continuava a erodere l’argine oggi era tutto allagato». In tanti, infatti, ricordano che qualcosa di analogo era già avvenuto quattro anni fa, il 23 dicembre 2009, pochi mesi dopo l’inizio dei lavori per la cassa d’espansione, quando la forza dell’Arno si portò via le strutture realizzate nel punto di uscita della cassa, abbattendo l’argine tra il fiume e il lago e invadendo anche in quel caso il bacino. Stavolta, invece, la piena si è riversata dentro l’alveo del rio Arnino (che scorre al lato del lago) abbattendo l’argine che lo divide dal bacino e minacciando di fare altrettanto con quello a protezione delle case. «Ero proprio lì quando venerdì ho visto un pezzo di argine venire giù di colpo – racconta Alessio Lodico –. In piedi è rimasto solo un lembo di terra di pochi metri». Il Comitato per la salvaguardia di Roffia, adesso, promette battaglia e iniziative di protesta: «Visti i risultati – annuncia la presidente Assunta Primaverina – chiederemo di revocare al Comune di San Miniato la direzione dei lavori». Dura anche la posizione del consigliere comunale Fabio Corsi, residente a Roffia: «Crediamo – dice – che chi ha gestito i lavori fino ad ora debba essere allontanato perché la sicurezza non è stata garantita. Il tutto a fronte di oltre 13 milioni di euro investiti in quest’opera. Negli ultimi 10 anni l’acqua dell’Arno è entrata nel bacino di Roffia almeno 3 volte, di cui 2 dopo l’inizio dei lavori, e sempre a causa di piene preventivabili. Non c’è chiarezza, inoltre, neppure su quali organismi e risorse saranno chiamati a gestire, un giorno, il funzionamento della cassa d’espansione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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