Gioco
Quaranta sfollati all’hotel Miravalle tutti puntano il dito contro i lavori infiniti
Uomini da una parte, donne dall’altra. Il dopo cena degli sfollati di Roffia all’hotel Miravalle di San Miniato scorre lento e noioso col pensiero alle proprie cose lasciate nel buio del bacino che...
Uomini da una parte, donne dall’altra. Il dopo cena degli sfollati di Roffia all’hotel Miravalle di San Miniato scorre lento e noioso col pensiero alle proprie cose lasciate nel buio del bacino che ha rischiato di tracimare e creare il vero disastro. Per fortuna non è andata così e per gli oltre 40, su un totale di 300 (la maggior parte ha trovato posto da parenti e amici), che hanno trascorso La notte in albergo è stato possibile rientrare a casa. Le chiacchiere da evacuati, però, ruotano intorno a un unico problema: le responsabilità per quanto è accaduto. Il dito è puntato sui lavori infiniti per la messa in sicurezza del bacino di Roffia, con due ditte fallite e tanti soldi spesi dalla Regione. Ma anche su chi ha progettato gli interventi, almeno quelli portati a termine finora, che non avrebbero funzionato in questa emergenza. «E dire che nel 1966, l’anno dell’alluvione, ospitammo chi era stato colpito dalla catastrofe – racconta Nila Brogi –. Da noi non successe niente. Ora, invece, siamo a rischio catastrofe». Le donne provano a riderci su. «Abbiamo pianto finora, ma non serve a risolvere il problema», dice una signora seduta a fianco a una sua amica che rifiuta l’idea di fare una partitina a carte: «No, voglio solo andarmene a dormire. Se penso che il venerdì è il giorno della tombola in parrocchia mi viene un nervoso…». Tra gli uomini il clima è un po’ più cupo. «Siamo venuti via nel pomeriggio senza poterci portare via niente», dice uno degli sfollati. Il tema sono i lavori non finiti al bacino. «Vanno avanti da quattro anni – spiega “l’infiltrata” Claudia Mascagni –. Hanno fatto le cateratte che non ce la fanno a sollevarsi. Ci chiediamo di chi sia la colpa, la lista forse sarebbe lunga». (andreas quirici)
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