Finanza
L’sos è partito dal falco elettronico
Pasquale Adobbato è un volontario della Misericordia. È stato il suo drone a verificare la situazione di grave rischio
SAN MINIATO. La tecnologia del drone è pronta a scendere in campo al servizio dei cittadini. Lo ha dimostrato venerdì, quando ha giocato un ruolo determinante nella decisione di evacuazione emesso dalla protezione civile per gli abitanti di Roffia e Ontraino. Attraverso la telecamera posizionata sul piccolo velivolo telecomandato, infatti, è stato possibile monitorare con attenzione il deflusso delle acque dell’Arno e quindi ufficializzare lo stato di allerta. «Sul posto erano presenti gli uomini della protezione civile, che hanno osservato gli argini e calcolato i rischi. Poi il livello del fiume si è alzato rapidamente, mettendo a serio rischio la loro tenuta. Quindi è entrato in gioco il drone, che attraverso un sopralluogo aereo ci ha dato la possibilità di allertare i residenti nella zona interessata».
A parlare è Dario Fanciullacci, responsabile del gruppo della protezione civile della Misericordia di San Miniato, che illustra altri vantaggi dell’utilizzo del drone: «Con questo “occhio volante” possiamo avvicinarci ai punti che manifestano maggiore criticità, senza mettere a rischio i nostri uomini». Meno pericoli per i volontari presenti sul posto, ma anche un abbattimento dei costi e dei tempi di manovra. «Se avessimo chiamato un elicottero avremmo dovuto aspettare che si mettesse in volo, e i tempi sarebbero stati troppo lunghi per una situazione critica come quella di venerdì». Con il marchingegno alimentato a batteria, dal peso inferiore ai tre chili invece è stato tutto più semplice: «Abbiamo ricevuto l’ordine di far partire il drone dal dirigente comunale e dopo meno di trenta minuti le famiglie a rischio stavano già evacuando la zona per essere trasportate al Fontevivo». Un ruolo fondamentale lo ha ricoperto il pilota del drone, che da terra ha eseguito tutti i movimenti richiesti per avere una panoramica completa. Lui si chiama Pasquale Adobbato, 52enne residente a San Romano ed esperto di automazione industriale da oltre 20 anni. «La mia passione per il “falco elettronico” è iniziata circa quattro anni fa, quando cominciai a prendere contatto con questo nuovo prodotto della tecnologia. Sono un volontario anche io, e venerdì ero in riunione con i miei colleghi quando mi è stato chiesto di utilizzare la mia “creatura” per sorvegliare il bacino di Roffia. Non ho esitato e ho dato subito la mia disponibilità».
Intanto, il gruppo sanminiatese sta procedendo per la regolamentazione dell’utilizzo del drone, attraverso la presentazione di un progetto al Cesvot. «Crediamo – spiega ancora Fanciullacci – che con questa tecnica possano essere risolte molte altre situazioni di emergenza, come la ricerca di persone scomparse, installando una termocamera al posto della normale videocamera area. Ma anche nelle zone terremotate, per la valutazione dei danni all’interno degli edifici pericolanti. Stiamo aspettando una risposta dalle istituzioni, per migliorare il servizio ed organizzare dei corsi per permettere ai volontari di saper manovrare il drone. In questo modo avremmo a disposizione una squadra specializzata, pronta ad intervenire qualora ce ne fosse il bisogno».
La visita di ieri mattina del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e del ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza, che ha anche provato a “guidare” il macchinario, potrebbe essere un segnale importante in vista della consacrazione ufficiale del drone.
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