Trasporti
«Città chiusa per garantire la sicurezza»
Pisa: le ragioni di prefetto e vice sindaco sullo stop agli accessi in centro. Ghezzi: «Tutto proporzionato alle previsioni meteo»
PISA. «Ci sono stati disagi, ma la Protezione civile si fa così. Abbiamo gestito al meglio una situazione complessa con una serie di limitazioni necessarie per non rischiare di trovare la città intasata durante gli interventi degli operatori».
Paolo Ghezzi, vice sindaco con delega alla Protezione civile ha seguito l’evoluzione dell’allarme Arno da quando è stato convocato, insieme ad altri, dal prefetto Francesco Tagliente nella notte tra giovedì e venerdì.
Tagliente ha gestito in ogni istante le fasi dell’emergenza dalla sala operativa allestita nel palazzo di piazza Mazzini. È maturata intorno alle 4 la decisione di chiudere scuole, uffici pubblici e gli accessi in città.
Per alcune ore anche i pedoni non hanno potuto attraversare i ponti. Una mossa che ha consentito di far lavorare senza ostacoli chi doveva garantire i presìdi anti-esondazione. Passata la paura per Pisa le attenzioni sono state rivolte alle situazioni più gravi di Volterra, Ponsacco e San Miniato. Già venerdì sera sono rientrate in casa le otto famiglie che vivono nella golena d’Arno in zona Cisanello, nel Comune di San Giuliano. Ieri mattina non c’era la folla di curiosi vista venerdì sul Ponte di Mezzo, anche se qualcuno si è fermato a scattare foto al fiume in fase calante, ma ancora impetuoso. «È filato tutto liscio e devo dire che non ci sono state lamentele particolari – spiega Ghezzi –. Diciamo che rispetto al passato non è stata una simulazione. L’allarme da Firenze è arrivato verso le 2. La situazione era già in fase avanzata e non abbiamo avuto tempo per prepararci secondo il piano di sicurezza. E così abbiamo accelerato le procedure nelle ore rimaste a disposizione». I panconcelli sono stati allestiti in fretta e furia sulle sponde dell’Arno, quasi tutti in metallo a Tramontana e di legno a Mezzogiorno. A chi ha storto il naso sull’utilità di mettere le paratie a nord del fiume, Ghezzi risponde: «Si tratta di strumenti di emergenza, ma non sono delle spallette a tenuta stagna. A Tramontana servono perché in alcuni tratti l’Arno curva e l’acqua va a sbattere contro l’argine». E anche la chiusura della città ha avuto una motivazione gravata da previsioni poco rassicuranti. «Dalla Regione ci avevano detto che la piena sarebbe passata a 2.500 mc3/sec con uno scenario pessimistico di 3mila mc/sec – aggiunge il vice sindaco –. Non abbiamo avuto scelta nell’adozione di provvedimenti che poi si sono rivelati efficaci. Mi riferisco ai 37 accessi chiusi. Era importante chiuderli prima dell’arrivo di chi lavora in città».
A guardia dell’Arno si sono schierate non meno di trecento persone tra militari, personale di Comune, Provincia e volontari. «Operatori spettacolari» sottolinea Ghezzi. Le piene - in centro si sono sfiorati i 5 metri -sono passate senza colpo ferire. Merito dello scolmatore e del mare che ha ricevuto il flusso del fiume senza respingerlo. «Dovevamo tenere liberi i lungarni – conclude il vice sindaco –. Tutto è stato modulato e proporzionato alle previsioni che ci arrivavano da Firenze. Cosa possiamo migliorare? Magari la comunicazione. Chi è arrivato da fuori ha trovato la città chiusa. L’emergenza scattata in piena notte non ci ha aiutato a informare tutti e subito».
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