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Cimitero nel degrado «C’è poca cura e tanto abbandono»

Cimitero nel degrado «C’è poca cura e tanto abbandono»

Casciana Terme: la protesta per la parte più storica Alcune cappelle gentilizie sono in condizioni precarie

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CASCIANA TERME. « Ho deciso di scrivere questa lettera per denunciare lo stato di abbandono in cui si trova il cimitero di Casciana Terme ed evidenziare il disinteresse con cui l’amministrazione comunale ha accolto l’invito, da me più volte ripetuto nel corso degli ultimi anni, a valutare una soluzione della questione».

A scrivere è una cittadina della località termale della Valdera, Maria Giulia Costagli. All’interno di quel cimitero Maria Giulia ha una cappella di proprietà della sua famiglia. Ed è a queste strutture che riferisce la sua protesta. «Mi riferisco in particolare al degrado della parte più antica dell’area cimiteriale, costituita dall’edificio a nord, in cui si trovano un loggiato con numerose lapidi antiche sulle pareti ed alcune cappelle gentilizie, una delle quali di mia proprietà – racconta – L’incuria, che si protrae da alcuni anni, e la presenza solo saltuaria del personale impiegato nella cura del luogo hanno aggravato le condizioni già precarie dell’edificio compromettendone la sicurezza a causa delle infiltrazioni d’acqua dal tetto, la cui manutenzione è stata trascurata. Si sono formate delle crepe e si è verificato il distacco di porzioni di intonaco dovuto al rigonfiamento delle pareti umide».

La cittadina spiega che «nonostante i ripetuti inviti, verbali e scritti, a provvedere alla sistemazione della copertura, ad oggi nessun intervento è stato effettuato: e ciò, secondo quanto riferitomi dall’ufficio tecnico, a causa dell’impegno economico troppo rilevante che il risanamento del tetto comporterebbe. Tuttavia, e a fronte dell’aumento delle tasse destinate alla cassa comunale, non è tollerabile che si perseveri in questa indolenza e nel mancato rispetto verso un luogo di sepoltura; né lo è, soprattutto, permettere che il rinvio dei lavori metta a repentaglio l’incolumità delle persone che lo frequentano: timore, questo, legittimo e reale, che troverebbe fondatezza nel caso qualcuno dovesse farsi male e che avrebbe, a quel punto, conseguenze a dir poco spiacevoli per l’amministrazione e quindi per l’intera comunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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