Sicurezza
Cittadini in lacrime tra i mobili che galleggiano
PONSACCO. «Che disastro. Guardate il mio pianoforte, è sommerso dall’acqua. E gli spartiti stanno galleggiando». Roberto Chiaverini è in ciabatte e tuta e osserva il suo scantinato invaso dal fiume...
PONSACCO. «Che disastro. Guardate il mio pianoforte, è sommerso dall’acqua. E gli spartiti stanno galleggiando». Roberto Chiaverini è in ciabatte e tuta e osserva il suo scantinato invaso dal fiume Era stando accucciato sulla penultima rampa di scale che portano all’appartamento, visto che la prima è completamente sommersa. L’acqua è alta oltre un metro e ha invaso tutto. «Non ho più scarpe – aggiunge – visto che le tenevamo tutte qui sotto». È una delle vittime di via Donizetti della rottura dell’argine dell’Era, «quello in cui sono stati fatti i lavori appena cinque anni fa», dicono imbufaliti gli abitanti della strada, in cui ci sono villette a due piani con giardino che si affacciano sui campi che separano le famiglie dal fiume. Nella zona sono 40 le famiglie evacuate, ospitate nella palestra comunale della cittadina.
Tutti sono in strada. C’è chi ha portato un camioncino per portare in salvo i mobili. Altri li trasferiscono direttamente ai piani superiori. Molti piangono, qualcuno guarda l’acqua nei vialetti che portano ai garage e che sono ormai invisibili. Ciro Antonio Lido ha fatto appena in tempo a salvare l’auto e altre cose in strada. «Ho visto l’argine rompersi e l’acqua invadere i campi – spiega –. Sono sceso e ho spostato la macchina. Poi sono riuscito a fare altrettanto con la moto e la lavatrice. Ma l’acqua a quel punto mi arrivava alla cintura e mi sono arreso. Sarà durato al massimo venti minuti. Non è possibile che, malgrado tutti i soldi che spendiamo in tasse, basti un po’ di pioggia per creare tutti questi problemi. Qui abbiamo perso molto di quello che avevamo».
Ogni tanto gli occhi si alzano per osservare i voli degli elicotteri dei carabinieri e dei vigili del fuoco che sorvolano il cielo tra Le Colombaie, via Donizetti, via della Robbia, via Chiavaccini e via Maremmana. Ed è proprio in queste ultime due strade che protezione civile e pompieri si trovano a fronteggiare i problemi più grossi. L’acqua ha invaso alcune case con una ventina di persone dentro. Quindici vengono portate via con i gommoni e i trattori, tra cui una malata di Alzheimer che viene portata via con l’utilizzo della tavola spinale. Cinque abitanti della zona, invece, restano nelle loro case, rifiutando i soccorsi. Anche via Mascagni è coinvolta nel disastro, con un malato di Sla che i soccorritori portano via non senza difficoltà dalla sua abitazione. In via da Palestrina alcune famiglie hanno l’acqua ovunque, ma devono attendere a lungo prima dell’arrivo dei soccorsi e potersi mettere in salvo.
In tutta l’area salta la luce anche nelle abitazioni non colpite dall’alluvione. Il livello dell’acqua sale rapidamente e in tarda mattinata comincia la distribuzione dei sacchi di sabbia per provare a contenere la tracimazione del fiume. Ma ormai i danni sono fatti. Ponsacco si ritrova in poco tempo divisa in due. Da una parte il centro storico praticamente asciutto. Ma al di là del ponte sul fiume Cascina, in via Valdera Capannoli e strade limitrofe un unico lago che riporta indietro il tempo fino a quel 1966, anno in cui l’Arno devastò la vita degli abitanti della Valdera. «Abbiamo perso tutto», dice una donna in lacrime mentre guarda inerme e immobile un comodino galleggiare in mezzo al vialetto davanti al suo garage.
Andreas Quirici
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