Italia
Tanti soldi, poche attività nel centro da 25 milioni
Lavoria, a due anni dall’inaugurazione in grande stile tanta ruggine e fondi sfitti nella cittadella industriale polifunzionale promossa da Confartigianato
CRESPINA. C’erano i vertici di Confartigianato, la Provincia, la Regione e il Comune a brindare e benedire la nuova cittadella del lavoro di Lavoria. Due anni fa l’inaugurazione in grande stile per quell’investimento da circa 25 milioni di euro firmato da Confartigianato imprese di Pisa. Oggi di quei seimila ettari di eco edilizia che avrebbe dovuto dare lavoro a quasi 500 persone resta una sorta di cattedrale nel deserto del tessuto industriale della frazione crespinese.
Tentano di distogliere l’attenzione da quella carrellata di fondi sfitti le poche attività che sono riuscite a insediarsi. Ci prova, con buona volontà e grandi bandiere il supermercato Ekom, l’ultima scossa all’economia che tenta di animare il polo produttivo. Così fanno il bar, lo studio veterinario, l’estetista e poche altre realtà. Eppure quello che, a malincuore, colpisce è il gigante senso di vuoto e di abbandono che echeggia nella maxi struttura a due passi dalla superstrada, a un tiro di schioppo dall’aeroporto di Pisa e pure a pochi chilometri da chi arriva dal mare.
Quella cittadella del lavoro che doveva rappresentare la riscossa delle piccole e medie imprese fa fatica a decollare veramente. E pure quel look impeccabile di due anni fa sta, pian piano venendo meno.
Basta un’occhiata: salta subito all’attenzione la ruggine che per le intemperie praticamente ricopre tutte le ringhiere. Così il cancello dei sotterranei che porta ai parcheggi interrati. Sì, perché nel maxi progetto di Confartigianato non manca niente: la cittadella, commissionata dal Consep-Consorzio edile pisano prevede 600 posti auto scoperti, 250 nei parcheggi interrati, una grande piazza interna a fare da cornice ai 6mila ettari.
Ventotto le aziende che, secondo i calcoli iniziali, avrebbero dovuto insediarsi. Un numero che, poi, si sarebbe dovuto ampliare.
«A regime – disse due anni fa il direttore Confartigianato Imprese Pisa Paolo Margheri – si stima la presenza complessiva di 50 attività, con un’occupazione compresa tra le 400 e le 500 unità». Di questi posti di lavoro si parlava di circa 150 nuove assunzioni.
All’interno del Pip, oltre al supermercato, avrebbero dovuto mettere radici anche la società di editoria Star Business con il suo call center, attività vecchie e nuove nel campo dell’edilizia, dell’arredamento, della falegnameria, della metalmeccanica.
Tante le attività previste in questo mosaico occupazionale: si è sempre parlato anche dello sbarco di una banca.
Che è successo al colosso (per la frazione di tratta di una maxi struttura) voluto da Confartigianato? Sono in tanti a chiederselo, anche perché il complesso non passa inosservato e sicuramente anche le poche attività che ci sono, avrebbero piacere di vedere molta più vita intorno a loro.
Tutta colpa della crisi? Sicuramente sì. Il periodo che l’economia sta attraversando, unito alla scarsità di liquidità delle aziende, certamente penalizzano l’insediamento di altre realtà.
Nel settembre 2012 lo stesso direttore Confartigianato Paolo Margheri parla di alcuni freni dovuti al momento storico che il Paese sta attraversando.
«Considerato il momento siamo già contenti di avere portato a termine l’intera operazione del centro polifunzionale», aveva detto.
Lo scoglio si chiama rogito.«Non possiamo dare noi i tempi degli allestimenti alle aziende che si insediano, una volta fatto il rogito sono le singole realtà a decidere», aveva aggiunto.
La speranza è che il vento cambi direzione e muova l’economia di quel mappamondo rimasto pressoché solo, al centro della piazza.
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