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Pontedera

«Mara forse fu trascinata nel cortile dove fu trovata»

«Mara forse fu trascinata nel cortile dove fu trovata»

La perizia chiesta dal pm apre gli stessi scenari di quella dell’accusa Restano ancora troppi dubbi su cosa accadde quella notte a Capannoli

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CAPANNOLI. Come è morta Mara Catani Nieri? La casalinga di 42 anni, trovata priva di vita nel giardino di casa, a Capannoli, è stata uccisa? È morta in casa e poi è stata trascinata fuori? Sono ancora molte e inquietanti le domande che aspettano di essere chiarite dall’inchiesta aperta dalla Procura di Pisa all’indomani della morte della povera donna che ha lasciato un figlio di 4 anni al quale era molto legata. E proprio il bambino, la notte della tragedia avvenuta alla fine dello scorso aprile, era in casa insieme ai genitori. Sapere cosa è veramente successo quella notte nella piccola casa di Capannoli è diventata una ragione di vita per i genitori della vittima. Loro non hanno mai creduto alla storia del malore – Mara è stata trovata morta alle 5 del mattino, vestita come se stesse per uscire di casa e non in pigiama. Oggi più che mai, dopo che è stata depositata anche l’ultima perizia del consulente nominato dal pubblico ministero, Giovanni Porpora, i familiari sollecitano una ricostruzione di quella notte e delle eventuali responsabilità nella morte della donna.

«Presto ci saranno novità», si limita a dire il dottor Porpora che per la morte di Mara Catani ha aperto un fascicolo nei confronti del convivente Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, camionista, di Cascina.

Nei giorni scorsi l’ultima perizia che mancava nel fascicolo, dopo gli accertamenti tecnici del Ris di Roma e della compagnia di Pontedera che sono stati più volte nella casa di Capannoli, è stata depositata.

I risultati delle analisi dei consulenti della parte offesa e dell’accusa giungono alle stesse conclusioni dell’accertamento dei carabinieri del reparto investigazioni scientifiche. Il Dna estratto dal materiale biologico prelevato dalle unghie della mano sinistra della vittima è compatibile con il profilo genetico del convivente, così come sono stati trovati riscontri oggettivi che fanno ritenere che la donna sia stata trascinata (accurate analisi sono state effettuate sulla felpa della donna e in corrispondenza delle spalle.

La donna, come ha accertato l’autopsia, è morta soffocata in seguito ad un’emorragia. Sotto le sue unghie sono state trovate tracce di pelle compatibili con quelle del convivente. Tutto questo fa pensare a una ricostruzione della tragedia molto diversa da quella raccontata dal convivente che sostiene che la donna ha avuto un malore. Lui ai carabinieri, la mattina della tragedia, aveva raccontato di avere trovato Mara quando ormai era morta da tempo e non era più possibile fare nulla per salvarla.

Ecco perché per la famiglia della donna diventa indispensabile conoscere la verità. Non servirà a cambiare la realtà ma almeno aiuterà i genitori, che si sono rivolti all’avvocato Rolando Rossi di Pisa, a trovare la forza di andare avanti.

La famiglia attende ora che la Procura definisca eventuali accuse e ricostruisca quello che, stando alle indagini finora svolte, emerge di quella notte costata la vita a una giovane donna.

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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