Attenzione
Caffè e non solo da fine febbraio al bar si rincara
L’associazione di categoria è quasi pronta con i nuovi listini Il presidente Fipe: troppe spese, non possiamo farne a meno
PONTEDERA. E pure il caffè si tocca. Anzi si ritocca. Non tutti sono d’accordo a rincarare la tazzina nazional popolare, eppure per la Federazione italiana pubblici esercizi di Pisa non si può più aspettare. E da metà febbraio, primi del mese di marzo si parte. Ufficialmente. «Le spese sono cresciute troppo per tutti, a fronte di guadagni che si riducono: non possiamo esimerci da proporre aumenti anche sul caffè, che poi è l’anima di ogni bar e va preparato con tutti i criteri del caso, altrimenti una persona va a prenderlo alle macchinette», spiega il presidente Fipe Confcommercio, Enrico Guardati. Commenta a caldo l’argomento. L’incontro a tema nel quartier generale pisano dell’associazione è appena terminato e i diretti interessati si ritroveranno a stretto giro per definire il nuovo listino prezzi maggiorato. «Ci tengo a sottolineare che si tratta di un listino indicativo, di riferimento, in cui si stabiliscono i massimali. Un esercente può decidere di praticare prezzi minori», precisa. Andando nel dettaglio, la classica tazzina del mattino che lancia la giornata di tanti dall’attuale 1 euro potrà lievitare anche di 20 centesimi. La tradizionale compagna delle colazioni, la brioche, invece, resterà a 1 euro. Argomento di discussione è la differenza che, secondo alcuni, passa tra il macchiato e il macchiatone. «Secondo me entrambi devono essere uniformati al caffè – continua – Invece per tanti il macchiatone deve costare di più perché vicino al cappuccino, così alla fine il suo prezzo sarò ritoccato leggermente e paragonato a quello del marocchino». Guardati è, comunque, contento di essere riuscito a bloccare il costo del macchiato tradizionale a quello del caffè. Non era scontato.
Nella categoria del “chi sale”, salta fuori anche il cappuccino: il prezzo massimale viene portato a 1.40-1.50 euro.
In soldoni, per una colazione per due persone, senza grandi pretese a suon di cappuccino e brioche, invece di spendere intorno ai 4.60 euro, si potrà arrivare a sborsare anche 5 euro. Conto pari.
Per alcuni prodotti si tratta di una manciata di centesimi in più. Per altri, in verità pochi, si sale anche di cinquanta centesimi: è il caso dei classici tramezzini. Due conti: per una merenda a base di un “pane bianco farcito” insieme a una spremuta di mirtillo si possono arrivare a sborsare anche sei euro.
«Da sempre il succo di mirtilli costa di più degli altri – tiene a sottolineare il presidente Fipe – rispetto ai 2.80 euro di prima, lo abbiamo portato a 3 euro». I normali succhi di frutta da 200 centilitri restano a 2.50 euro. Invariata anche la bottiglia d’acqua da mezzo litri, resta l’euro, così come per il bicchier di latte, per il ponce alla livornese, per le spremute di agrumi, le schiacciatine e le brioche.
Una questione a parte viene riservata agli alcolici e ai liquori. Ognuno si può considerare libero di fissare i prezzi, senza indicazioni da parte dell’associazione di categoria. «Si tratta di un prodotto che abbiamo lasciato facoltativo, dipende molto se un locale sta aperto la sera oppure no, se fa l’happy hour», chiude.
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