Sicurezza
E il giorno dopo nessuno se la sente di passare sui binari
CASCINA. «Dai Vale, basta piangere». Il ragazzino di colore col parka verde militare sorregge la sua coetanea mora che si sta disperando nel sottopasso di collegamento tra via Cei e piazza della...
CASCINA. «Dai Vale, basta piangere». Il ragazzino di colore col parka verde militare sorregge la sua coetanea mora che si sta disperando nel sottopasso di collegamento tra via Cei e piazza della stazione. Ieri tutti gli studenti hanno utilizzato le scalette e il tunnel per attraversare i binari. Troppo fresca la ferita della morte di Aurora per ripetere la bravata che è molto diffusa tra i giovanissimi. «Esco a fumare spesso – racconta il signor Enzo, la cui figlia abita proprio davanti alla stazione – e vedo decine di ragazzi attraversare i binari. Davvero non ne capisco il motivo». Mancano venti minuti alle 13. Martedì a quest’ora nessuno si sarebbe immaginato che di lì a cinque minuti scarsi si sarebbe consumata una tragedia dura da mandare giù. Gli amici di Aurora hanno deposto fiori nel punto in cui il corpo della quindicenne è stato martoriato dal treno in corsa. "Con te avevo trovato una sorellina. Rimarrai per sempre nel mio cuore. Ti voglio bene sorellina", firmato Francesca è il testo di un biglietto lasciato sullo stesso punto in cui si vedono ancora tracce di sangue. Tutti si fermano a leggere e per dedicare un pensiero a quella ragazza vittima di un’usanza molto diffusa. «Si attraversano i binari per risparmiare tempo – racconta in maniera retorica una studentessa dagli occhi grandi come quelli di Aurora – Ma perché mai, poi? Il sottopasso non è mai intasato, si cammina bene e in sicurezza». Due fidanzatini appena usciti da scuola aspettano il treno per Pisa. Hanno gli sguardi persi nel vuoto. «Non so dire perché la gente attraversi i binari senza usare il sottopasso. Ma è così e lo fanno in tanti». In quel punto, un tempo c’era un passaggio a livello. E centinaia di studenti del Pesenti passavano sotto le sbarre abbassate anche con biciclette e motorini. Oggi, parallelo al passaggio pedonale c’è quello ciclabile. «Ci siamo passati tutti – spiega un uomo sui cinquant’anni mentre guarda i fiori lasciati dagli studenti – Sono bravate tipiche dell’età che quando hai quindici anni reputi assolutamente innocue e senza la possibilità di correre pericoli. Invece, il dramma è sempre dietro l’angolo. E pensare che i genitori del babbo di Aurora sono morti poco tempo fa a distanza di tre mesi l’uno dall’altra. Chissà come sta soffrendo».
Andreas Quirici
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