Proteste
Parco giochi con vista sull’amianto
Santa Croce sull’Arno: a pochi metri dagli scivoli per i bambini regna il degrado dell’ex conceria “Bertini Franco”
SANTA CROCE SULL’ARNO. Il pericolo è lì, a due passi. Incombe silenzioso sopra le teste dei bambini, degli anziani seduti sulle panchine, di chiunque voglia godere giustamente di quello spazio a verde in mezzo ad una zona residenziale. Un giardino pubblico con vista sull’amianto, addossato ad un’intera copertura di inconfondibili lastre in eternit, lasciate lì da decenni a pochi metri dai giochi, dagli scivoli in legno e dalle panchine in mezzo al verde.
È la situazione incredibile di via Angiolieri a Santa Croce: una striscia di abitazioni, molte di recente costruzione, costrette a convivere sul lato opposto della strada con il “mostro” di un’ex conceria abbandonata da circa vent’anni. Rimasta lì, in piedi, con il suo carico di degrado, sporcizia e soprattutto di amianto, nonostante un’ordinanza di demolizione caduta nel vuoto ormai da troppo tempo. Il tutto a un paio di metri da quei giardini, con tanto di giochi per bambini e scivoli da cui l’eternit sembra quasi di poterlo toccare. Un problema che preoccupa (e non poco) le decine di famiglie residenti in via Angiolieri, decise adesso a far vale le proprie ragioni anche con la costituzione di un comitato. «È una possibilità che stiamo valutando» raccontano, nella speranza di poter smuovere finalmente le acque di un problema che definiscono «indegno di un paese civile».
Ormai completamente fatiscente, la struttura compresa fra via Angiolieri e via Donica ospitava l’ex conceria “Bertini Franco”, abbandonata alla metà degli anni Novanta per trasferirsi nella nuova zona industriale di Santa Croce. Da allora l’edificio è divenuto subito preda del degrado, invaso dalla vegetazione, dai ratti e da un contesto di squallore che non rende merito alla storia di Santa Croce, come avvenuto del resto per tante altre concerie dismesse: rimaste lì, in rovina, in mezzo a uffici, appartamenti e zone residenziali, anche di pregio, a dimostrazione di una riconversione urbanistica complessa, e aggravata dalla crisi profonda del mercato immobiliare. Un contesto di cui le ex officine Gozzini rappresentano solo il caso più eclatante.
A preoccupare, ancora una volta, è soprattutto l’eternit, con le immancabili lastre ondulate in fibra di amianto utilizzate un po’ dovunque nei vecchi edifici industriali. Nel caso in questione, proprio sul lato che guarda i giardini di via Angiolieri, è addossata all’ex conceria una tettoia in eternit che certo non appare in buono stato di conservazione. Invase dal muschio, sconnesse e in alcuni punti addirittura rattoppate, le lastre sembrano rientrare a pieno in tutti i parametri di pericolosità. Da più di quattro anni, non a caso, sull’intera struttura pende un’ordinanza di demolizione fino ad oggi caduta nel vuoto. «Il Comune ha fatto quello che poteva – dicono i residenti – ma la proprietà sembra voler cercare di tutto per rinviare la questione. È incredibile che non esistano altre strade per risolvere questa situazione».
Le famiglie raccontano di essersi rivolte spesso all’amministrazione e alla polizia municipale, ma la situazione continua a rimanere bloccata. E intanto l’amianto resta lì, a due passi dai giardini pubblici. «È un luogo di ritrovo – proseguono le famiglie – che a primavera e in estate si riempie di bambini e di ragazzi nelle ore pomeridiane. Ma quell’edificio rappresenta davvero un rischio per la salute».
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