Il Tirreno

Pontedera

Fiori nelle doppiette per difendere le capriole gravide

di Manolo Morandini
Fiori nelle doppiette per difendere le capriole gravide

L’appello di una cacciatrice di selezione alle autorità «È il periodo sbagliato, in molti rifiutiamo di sparare»

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PONSACCO. Per amore ha imbracciato la doppietta. Per seguire il marito appassionato cacciatore. Era il 1995. E sulla scia dello stesso sentimento è disposta a rimetterla nel fodero. Tiziana Bolondi, milanese d’origine e ponsacchina d’adozione, non ci sta a sparare sulle femmine di capriolo gravide. Il calendario per lei che è una cacciatrice di selezione prevede da gennaio al 15 marzo la possibilità di uccidere. «È il periodo sbagliato – dice –. Non è solo una questione di sensibilità femminile. Come me anche altri, mio marito compreso, non sono disposti a sparare. E in più d’uno abbiamo rifiutato il capo che avremmo dovuto abbattere in base alle necessità di selezione».

Il meccanismo prevede che sulla scorta dei censimenti della fauna selvatica, nei distretti provinciali, venga stabilito il numero dei capi di capriolo, cervo, daino e muflone da abbattere e di quale tipo, maschio, femmina, piccolo. Il tutto per mantenere gli standard delle popolazioni entro parametri adeguati al territorio in cui vivono. «Il selecontrollore o cacciatore di selezione “dovrebbe” rappresentare un supporto e rendere un servizio all’amministrazione provinciale per il contenimento dei danni causati all’agricoltura, nonché per il controllo della popolazione della fauna stessa, contribuendo così al mantenimento di un corretto equilibrio nell’ambito venatorio – sostiene Bolondi –. Al contrario, tutta una serie di vincoli e restrizioni condizionano l’attività a tal punto da rendere quasi impossibile il completamento dei piani d’abbattimento».

Gli esempi si sprecano. «A partire dal calendario venatorio: maschi cacciati nel mese di giugno, quando le colture sono in atto, il grano è alto e la visibilità assai ridotta – dice –. Questo per consentire al maschio di accoppiarsi nel mese di agosto, per fecondare quella femmina che dovrà essere poi abbattuta gravida e prossima al parto nei mesi di febbraio e marzo. Un vero spregio alla natura, intollerabile anche per i cacciatori stessi, visto che per la stessa ragione la femmina di muflone gravida e prossima al parto in questi mesi e per questo motivo non viene cacciata».

La signora Bolondi, che è un’esponente dell’Unione regionale cacciatori dell’Appennino (Urca), non esita a definire «boicottaggi delle giornate di caccia» l’attività delle guardie volontarie Wwf che effettuano i controlli all’appostamento. «Tali controlli dovrebbero essere regolamentati ed effettuati nel rispetto del momento di caccia, sia per salvaguardare le finalità della caccia di selezione che per tutelare i principi fondamentali della sicurezza». La voce della cacciatrice Tiziana è in sintonia con quella del consiglio provinciale dell’Urca. «Sarebbe opportuno che le autorità preposte e chi di competenza, si chiedessero se effettivamente la volontà è quella di far completare i piani d’abbattimento, per ottemperare le finalità della caccia di selezione – conclude Bolondi – o se forse queste ultime si sono perse nei meandri della burocrazia e gli interessi sono altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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