Il Tirreno

Pontedera

Piano cave a Pomarance, la Cgil: «Pensiamo ai 70 lavoratori il cui posto è a rischio»

«Un’altra brutta pagina relativa all’incapacità di questo paese di riuscire a rendere conciliabili e compatibili tutela dell’ambiente e diritto al lavoro», afferma Sonia Antoni della Cgil. Il...

2 MINUTI DI LETTURA





«Un’altra brutta pagina relativa all’incapacità di questo paese di riuscire a rendere conciliabili e compatibili tutela dell’ambiente e diritto al lavoro», afferma Sonia Antoni della Cgil. Il contesto è quello dell’incontro avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì tra organizzazioni sindacali, Rsu della ditta Granchi, sindaco e capigruppo del consiglio comunale di Pomarance, per analizzare la situazione dell'azienda in conseguenza dell’adozione del discusso piano cave. Nondimeno esaminare i possibili scenari che potrebbero verificarsi se la ditta in questione non potesse iniziare a breve la coltivazione delle cave individuate sul territorio, compresa quella di S. Emilia, nell’ipotesi che le ragioni del ricorso che un gruppo di cittadini ha presentato per opporsi ai modi e alle maniere con cui il piano cave provinciale è stato adottato siano accolte dal Tribunale amministrativo regionale. «L’amministrazione ha informato le organizzazioni sindacali e l’Rsu – riferisce Sonia Antoni – che proseguirà nell’iter attivato, peraltro più di sette anni fa, e ha rassicurato che tutto il percorso fin qui effettuato è stato fatto nel pieno rispetto delle normative». E ancora. «L’amministrazione si è anche impegnata – dice ancora Antoni – a lavorare per verificare la praticabilità di soluzioni alternative qualora il Tar disponga l’annullamento del piano cave che è relativo a tutta la provincia, non solo alla Valdicecina». La ditta Granchi versa, come è stato più volte ripetuto, in acque difficili, da qui la preoccupazione delle organizzazioni sindacali per i posti di lavoro. «Se la cava non sarà aperta c’è il rischio che un’azienda storica della zona cessi la sua attività – prosegue Sonia Antoni – e 70 lavoratori perdano il posto, abbiamo perciò chiesto all’amministrazione di fare il possibile per individuare soluzioni qualora esplodesse il problema occupazionale, che per questa zona presenterebbe numeri elevatissimi». La “cassa”che è stata aperta diciotto mesi fa cesserà a giungo 2014. «L’auspicio è quello che le mobilitazioni legittime che si sono avviate – chiude Sonia Antoni – ci siano anche per promuovere iniziative volte ad aiutare coloro che hanno davanti la prospettiva nefasta di perdere il posto di lavoro, affinché si propongano soluzioni alternative occupazionali, credibili per tutti». (g.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa