La manifestazione
La cava costa al Comune 330mila euro
Chianni: l’amministrazione condannata dal Tar della Toscana a risarcire i proprietari del terreno di “Diaccio al Domo” e la ditta escavatrice
Lo spettro della cava di ghiaia di Diaccio al Domo è definitivamente spazzato via. Per poco più di un anno ha aleggiato nelle carte della Regione e tanto basta. Per quel periodo dal 4 aprile 2011 al 24 dello stesso mese del 2012, i giudici amministrativi rimettono il conto al Comune di Chianni accogliendo le richieste di risarcimento della società di Figline Valdarno “P&P”, attualmente in fallimento, che avrebbe dovuto occuparsi di escavare i materiali dalla cava, e quella di Salvatore Dui e Ernestina Vannucci, proprietari del terreno, 17 ettari di bosco che si trovano di fronte all’area in cui sono già attivi due fronti di cava. Tirate le somme la cifra che dovrà sborsare l’amministrazione comunale sfiora i 330mila euro, e non è poco in tempi di vacche magre specie per un piccolo comune.
L'importo dei danni è l'unica sorpresa riservata dalla sentenza del Tar della Toscana depositata lo scorso 13 gennaio e che arriva in scia ai pronunciamenti del Consiglio di Stato su una querelle che contrappone il Comune ai proprietari del terreno e all'azienda dal 2008, anno in cui la Regione ha approvato il Piano regionale delle attività estrattive. Nel mezzo ci sono una sentenza del Tar che obbliga il Comune ad inserire il sito di cava negli strumenti urbanistici e la decisione della Provincia di escludere Diaccio al Domo dal Piano provinciale delle cave.
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