Attenzione
Con Cocomero la parola “doppietta” si pronuncia eccome
È uno di quei sogni talmente ambiti che sembra impossibile solo desiderarli. Ma a San Rocco la parola “doppietta” si pronuncia eccome. Dopo la vittoria del 2013 che ha spezzato un digiuno lungo 22...
È uno di quei sogni talmente ambiti che sembra impossibile solo desiderarli. Ma a San Rocco la parola “doppietta” si pronuncia eccome. Dopo la vittoria del 2013 che ha spezzato un digiuno lungo 22 anni, la contrada biancorossa prova a fare il bis. Intanto la sorte le ha dato una mano nell’estrazione delle batterie. Per il secondo Palio consecutivo San Rocco si ritroverà a correre nel ruolo di “signore”, sfidando nella batteria dei recuperi i secondi classificati delle due corse precedenti. L’unico modo per arrivare in finale è vincere. Senza se e senza ma. E in castello (come viene chiamata la contrada dal borgo medievale di Castel Tonini), si prendono volentieri la possibilità di ripartire dalla terza batteria. L’anno scorso vinsero con Andrea Chessa in sella a Cocomero. Cavallo confermato dalla dirigenza biancorossa, guidata da Eddy Leone. Che in caso di vittoria diventerebbe il primo capocontrada della storia a centrare la doppietta all’esordio. Per quel che riguarda la monta San Rocco ha puntato sul cambiamento, ingaggiando Roberto Filippini, vincitore di due palii nel 2002 e 2005. L’anno scorso è rientrato dopo una squalifica di 5 anni riuscendo a portare in finale La Croce. Un fantino esperto preferito al campione in carica Andrea Chessa, che comunque ha trovato una sella libera a San Francesco. La prima stella di San Rocco risale al 1983, con Albertino Antinori in sella a Vipera Bionda. La seconda nel 1991, nell’unico Palio corso “a pelo”. Per i biancorossi montava Andrea Degortes detto “Aceto”. Ma si infortunò prima della finale e venne sostituito dal fantino “Paolino”, che trionfò con Cotton Quick. L’ultima gioia è quella ancora fresca del 2013. (l.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
