Il Tirreno

Pontedera

Grillaia, il progetto bloccato da 4 ricorsi

di Manolo Morandini

La Provincia approva il piano di chiusura della discarica ma deve fare i conti con le azioni legali dell’ex gestore e dei Comuni

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CHIANNI. La politica balla sulla discarica della Grillaia a Chianni. Approvato il progetto di chiusura in sicurezza tutto viene congelato. Si attendono i pronunciamenti della giustizia amministrativa. Ben quattro i ricorsi pendenti, due dell’ex gestore Nsa Srl e altrettanti quelli promossi dai Comuni di Chianni, Lajatico e Terricciola contro la Provincia di Pisa.

Nata piccola nel 1990, salvo quadruplicare in una manciata di anni, per fronteggiare l'emergenza rifiuti regionale. Da tre lustri è in attesa di un destino definitivo. In gestione post operativa provvisoria, questo il termine tecnico, dal 31 maggio del 1998. Non si trova la quadra per porre una pietra sulla vicenda che ha visto mobilitarsi i cittadini di Chianni, Lajatico e Terricciola. Maleodoranze e timori per la salute e l'ambiente. Battaglie, sit-in, picchettaggi, raccolte di firme. Le ragioni che hanno portato alla chiusura anticipata dell’impianto per decisione della Provincia di Pisa. L’unica decisione ferma in un quadro d'incertezze.

Il 9 maggio dello scorso anno la conferenza dei servizi ha approvato il progetto per la messa in sicurezza della discarica presentato dall’ex gestore Nsa Srl. Arpat e Provincia approvano in via definitiva. Ma i Comuni non ci stanno. L’autorizzazione rimane in un cassetto. Lo scarto in avanti arriva con una determina della Provincia del 15 gennaio. La dirigente del Servizio ambiente Laura Pioli firma il via libera. Ma sottolinea che “è opportuno prima dell’avvio degli interventi attendere gli esiti dei suddetti ricorsi il quanto la decisione del Tar potrebbe comportare l’interruzione degli interventi in corso d'opera con inevitabili e consistenti difficoltà in termini progettuali e gestionali e di conseguenza ambientali”.

Di tecnico nella querelle c’è ben poco. La Provincia per troppo tempo ha le mani legate. A bloccare la decisione è una delibera della giunta provinciale del 29 maggio 1998. In quella data, oltre a fissare la cessazione della discarica, viene stabilito che “non si procederà all'assunzione di nuovi atti autorizzativi riferiti all'impianto in oggetto senza il preventivo assenso dei consigli comunali di Chianni, Lajatico e Terricciola”. La novità la portano a fine 2002 i giudici del Tar della Toscana che annullano quella delibera. La normativa è chiara: la competenza per il rilascio delle autorizzazioni in materia di rifiuti è della Provincia e in particolare del dirigente competente in materia. Però sul punto il Comune di Chianni ha presentato ricorso per opposizione chiedendo al Tar l’annullamento della sentenza.

Da più parti a scaldare il cuore è l’idea di una bonifica a rifiuti zero. I Comuni interessati la rivendicano da sempre. Ma manca la sostanza. La Nse propone il conferimento di 270mila metri cubi per rimodellare la colmata della discarica con rifiuti riutilizzabili per recuperi ambientali e la realizzazione di sottofondi stradali. . La chiusura anticipata della discarica non ha permesso di creare il profilo necessario a far defluire correttamente la pioggia. Al centro di quel maxi cumulo c'è una sorta di depressione che vista dall'alto ha le fattezze di un piccolo lago. L'acqua ristagna e soprattutto s'infiltra nel corpo della discarica, tra i rifiuti. Urge la messa in sicurezza per un'adeguata regimazione delle acque meteoriche e una copertura definitiva del sito, che continua a produrre percolato e biogas.

La Regione ha provato a mediare con un tavolo tecnico a fine 2012. Ma ha dovuto fare i conti contro il muro dei Comuni, anche quando sono stati messi di fronte alle perplessità sia tecniche che per i costi, paragonabili a quelli del progetto targato Nsa. E di fronte all’impossibilità di trovare una mediazione ha ricordato “di non dover intervenire ulteriormente sulla questione, neppure per tramite degli uffici regionali”, ricordando alle parti che le proposte progettuali dovevano comunque “essere sottoposte alla conferenza dei servizi, sede deputata ad esaminare i progetti e nella quale si esprimono i pareri di competenza degli organi partecipanti”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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