Il dolore
Granchi difende le cave «Pronti a chiedere i danni»
Pomarance, la società vuole far presto e si tutela con un avvocato L’iter per il sito di Sant’Emilia è in corso, a febbraio la conferenza dei servizi
POMARANCE. Mostra i muscoli l’azienda Granchi Srl. «Abbiamo dato incarico legale per la costituzione in giudizio oltre che per sostenere le ragioni dell’impresa per le richieste di risarcimento danni sia per eventuali e illegittimi ritardi procedurali che nei confronti del Comitato, per le spese legali e per i danni subiti e subendi». Quel progetto di coltivazione di una cava di inerti in località Santa Emilia a Pomarance s’ha da fare. Il procedimento è ancora in corso, la concessione alla coltivazioni è legata alla verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale che si dovrà sciogliere in sede di Conferenza dei servizi.
Dopo l’intervento dei sindacati che caldeggiano il via libera al progetto per dare ossigeno a un’azienda in difficoltà, con 25 lavoratori in cassa integrazione straordinaria, e il fronte del Comitato che si oppone al progetto con tanto di ricorso al Tar, è l’azienda a far sentire la propria voce. E a proposito dello stato di difficoltà sostiene che «pesa nel complesso la mancanza della materia prima che costringe la ditta a un approvvigionamento esterno con costi ormai insopportabili». Da qui la richiesta al Comune di Pomarance, all’epoca della giunta Maggi, «di inserire dei siti estrattivi nel Comune tra i quali quelli di S.Emilia e del Gabbro. La giunta inoltrò la richiesta alla Provincia, competente per legge, caldeggiando l’inserimento nel piano», ovvero il Piano attività estrattive e recupero cave. «Approvato dalla Provincia, la legge regionale recita che “i Comuni devono adeguare gli strumenti urbanistici”. Quindi un vero e proprio obbligo da parte del Comune». A cui l’amministrazione adempie aggiornando il regolamento urbanistico.
«Abbiamo chiesto e presentato progetti per due siti di cava, ma preme sottolineare come gli stessi offrono materiali diversi e non sostituibili: gli inerti presenti in S. Emilia hanno caratteristiche chimico-fisiche adatte per lavori di muratura e calcestruzzi, quelli del Gabbro per rilevati stradali – chiarisce la società –. A seguito dell'approvazione dello strumento urbanistico abbiamo investito per l’acquisto dei terreni, progettazioni, carotaggi». E soprattutto: «A seguito di ciò è nato nei confronti della Ditta se non un vero e proprio diritto soggettivo certamente un interesse legittimo che secondo la Cassazione è fonte di risarcimento».
Il sito di S. Emilia «prevede l'apertura di un filare estrattivo che verrà subito ricoperto senza recare danni ambientali. In quella località possediamo l’Azienda agricola Il Palagetto, che da un’eventuale danno ambientale ne uscirebbe penalizzata finanziariamente».
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