Gli opposti si attraggono sul “no” all’Unione
SAN MINIATO. Una mozione unica, congiunta, tra il gruppo Forza Italia-Pdl e quello dei Comunisti Uniti. È il risultato della nascente Unione dei Comuni, che è riuscita a mettere insieme fronti...
SAN MINIATO. Una mozione unica, congiunta, tra il gruppo Forza Italia-Pdl e quello dei Comunisti Uniti.
È il risultato della nascente Unione dei Comuni, che è riuscita a mettere insieme fronti politici storicamente contrapposti, unendo in un’unica battaglia le ali più estreme del consiglio comunale di San Miniato. Arriverà in discussione domani, infatti, la mozione per chiedere al sindaco l’istituzione di un referendum sul tema dell’Unione, chiamando in causa i cittadini su una riforma considerata di «eccezionale portata».
Domani pomeriggio, alle 18,30, è in programma, infatti, il primo appuntamento di un doppio consiglio che si ripeterà venerdì sempre alla stessa ora. Dopo la bocciatura nella prima votazione del 30 dicembre, dove era necessario il voto favorevole dei due terzi dell’intero consiglio, il via libera all’istituzione dell’Unione richiede adesso una doppia votazione con la semplice maggioranza assoluta.
Prima del voto, però, arriverà in discussione la mozione. L’obiettivo è quello di stoppare l’operazione Unione per chiedere che venga sottoposta al voto dei cittadini. Richiesta che sarà accompagnata anche da una raccolte firme, promossa e condivisa da entrambe le forze politiche. Note, ormai, le ragioni del no, contro «la costituzione di un nuovo ente non elettivo – si legge nella mozione – che comporterà una rilevante modifica nella gestione dei territori, che si vedranno amministrati oltre che dai Comuni anche dalla nuova struttura chiamata Unione, alla quale sarà delegata la gestione delle principali funzioni comunali». Il tutto sotto il controllo di una giunta e di un consiglio dell’Unione, «che non saranno scelti dai cittadini – si legge ancora – ma nominati dopo votazioni interne ai partiti. Il voto dei cittadini sarà quindi vanificato da meccanismi non democratici. Una struttura amministrativa in assoluta controtendenza in un momento in cui si persegue la riduzione del costo della politica».
Pertanto, sottolineando che «il progetto prende avvio senza che la cittadinanza e le forze sociali siano state informate», e sostenendo «l’inopportunità di varare una riforma di tale rilevanza a pochi mesi dal rinnovo dei consigli comunali», si chiede al sindaco se non ritiene opportuno promuovere un referendum popolare. «Lo statuto del Comune di San Miniato – spiega la mozione – nel titolo denominato “Istituti di partecipazione popolare”, all’articolo 14 prevede esplicitamente tale forma di consultazione democratica». (g.p.)
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