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Scandalo dei rifiuti, revocata la delega a Picchi

Scandalo dei rifiuti, revocata la delega a Picchi

PISA. Il presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, ha comunicato, in apertura della seduta del consiglio provinciale che era in programma ieri mattina, di aver revocato, con apposito...

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PISA. Il presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, ha comunicato, in apertura della seduta del consiglio provinciale che era in programma ieri mattina, di aver revocato, con apposito decreto, la nomina ad “assessore provinciale all’ambiente” Valter Picchi.

La decisione è arrivata rapidamente, a seguito della comunicazione dello stesso Picchi, al presidente e agli organi di informazione, di essere stato oggetto di un rinvio a giudizio in relazione a un’inchiesta della Procura di Massa inerente l’attività di gestione del trattamento dei rifiuti da parte di due aziende. Il processo, per quelloc he è stato definito lo scandalo Cermec, si aprirà alla fine di maggio.

La decisione della revoca scaturisce dal fatto che la giunta provinciale di Pisa ha volontariamente aderito ad un codice etico, denominato “Carta di Pisa” (che è stato redatto e messo in vigore il 7 marzo del 2012), il cui testo, all’articolo 2, prevede che, in caso di rinvio a giudizio per taluni reati, scatti l’impegno a dimettersi dal proprio incarico.

«Con la Carta, gli amministratori locali, dopo anni di impegno sui temi della legalità e della responsabilità etica – afferma il presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni – hanno inteso alzare l’asticella costituita dalle norme di legge e aderire con convinzione a un codice il cui obiettivo è dare palese dimostrazione di quanto si voglia essere trasparenti, esigenti e rigorosi con se stessi».

Il presidente Pieroni, durante la sua comunicazione al consiglio provinciale, ha ringraziato l’assessore Picchi per «l’impegno e la dedizione profusa nello svolgimento del suo mandato in quasi dieci anni di attività»; ha riaffermato come «non venga meno, da parte mia e della giunta, l’auspicio che possa dimostrare la sua più completa estraneità ai fatti a lui addebitati»; e ribadito come, in ogni caso, «nessuno possa essere dimostrato colpevole fino a che una sentenza definitiva non lo dichiari tale».

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