Il Tirreno

Pontedera

La ruspa svela il pericolo e il progetto di una cava

di Gianni Bianchi

Pomarance, l’agriturismo Sant’Emilia è a 200 metri dal sito di coltivazione Il fronte del “No” avvia la petizione per fermare l’iter delle autorizzazioni

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POMARANCE. “No Cava” si legge nel cartello esposto all’agriturismo Sant’Emilia, nella campagna di Pomarance. Lo spettro di una coltivazione di materiali inerti incombe a duecento metri di distanza. A pochi passi dal fiume Cecina e a un tiro di schioppo dalla riserva naturale di Berignone e dal Masso delle Fanciulle: un’area di sette ettari da coltivare per una profondità di venti metri.

«Fino a un mese fa non sapevo che anche su parte del mio terreno poteva essere fatta una cava. L’ho saputo quando ho visto una ruspa arrivare davanti alla mia casa». È il racconto del titolare dell’agriturismo Roberto Ronchi, una delle cinque persone che ha deciso di rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale per contrastare la procedura amministrativa con cui nel comune di Pomarance si è adottato il Piano delle aree estrattive.

Ronchi non ha dubbi. «Con una cava qui vicino, oltre al lavoro diretto degli agriturismi, solo io faccio circa 1.500 presenze all’anno, e nel complesso le strutture della zona superano le 4mila, si va a perdere anche il lavoro indotto per il paese. E c’è anche il non meno importante scempio ambientale». Per far conoscere lo spettro che incombe sulla zona ha aperto le porte del suo agriturismo, domenica pomeriggio. E nell’arco della giornata sono una cinquantina le persone a bussare alla sua porta.

Economia, ambiente, lavoro, temi sempre delicati, la questione non riguarda solo i proprietari degli agriturismi. La ditta Granchi, a cui è stato concesso di coltivare la cava, versa in difficoltà e ha attualmente posto in cassa integrazione 25 dipendenti. «Ambiente o posti di lavoro», dice Mariana Briganti, cittadina solidale alla causa “No cava”. Che aggiunge: «Potremmo interpretare questo dilemma come un ricatto, non dovremmo essere costretti a fare certe scelte». «Qui è in gioco un bene pubblico, un patrimonio ambientale – afferma Paola Buresta –. Sì alle cave, per la salvaguardia dei posti di lavoro, ma in luoghi più appropriati».

Si raccolgono firme. Alle quali si aggiungono continui messaggi di solidarietà sulla neonata pagina Facebook “No Cava Pomarance” con la quale può essere sottoscritta online la petizione contro il piano che prevede la cava, su change.org, per fare pressione sul sindaco Martignoni e la giunta comunale affinché cambino il piano regolatore che autorizza in quel sito l’attività estrattiva. Attivo anche il blog: nocavapomarance.wordpress.com. «Non conoscevamo la proprietà dei terreni – dice il capogruppo di minoranza in consiglio Marco Garfagnini, giunto a metà pomeriggio a S. Emilia –. Deve essere fatta una valutazione di impatto ambientale che prevede anche una conferenza dei servizi, penso che si debba fare un tavolo di mediazione tra le parti, la miglior soluzione è che a Granchi si dia il via veloce per la cava del Gabbro, quindi lavoro, e nel frattempo cercare soluzioni diverse per Sant’Emilia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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