Il dolore
Il compagno di Mara sceglie il silenzio: non ho niente da dire
Vive con i suoi genitori e con il figlio avuto dalla donna trovata morta nel cortile della loro casa a Capannoli
CASCINA. «Non voglio parlare con i giornalisti, non ho niente da dire». A distanza di 9 mesi dalla morte della compagna Mara Catani Nieri, 42 anni, il convivente, Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, non vuole parlare di quella notte di aprile scorso quando trovò la donna ormai cadavere nel cortile della casa dove abitavano a Capannoli. Una tragedia rimasta con tante domande senza risposta. Silenzio che ha mantenuto con i giornalisti ma anche con i familiari della vittima. All'inizio si pensò che Mara fosse morta in seguito a un malore. Sembrò subito strano che la nona, trovata cadavere all'alba, fosse andata a morire fuori di casa. E poi quando venne trovata non indossava un pigiama o indumenti da notte. Aveva i jeans mezzi abbassati e una maglietta. Ai piedi una scarpa, l'altra era a qualche passo di distanza dal corpo. L'autopsia ha detto che Mara non è morta per un malore. I sopralluoghi dei Ris hanno aggiunto altri elementi a sostegno di una ricostruzione molto diversa rispetto a quella iniziale: Mara ha avuto una morte violenta. I genitori chiedono di conoscere la verità. Alfredo, il compagno della donna e padre di un bambino di 4 anni, tace. Lo andiamo a cercare nella sua casa di Cascina dove vive col figlioletto e i genitori. «Mio figlio non vuole parlare di questa storia - ci accoglie Antonio l'anziano genitore, visibilmente dispiaciuto per la circostanza - non posso aiutarvi, lui vuole così e non cambia idea» .
Nel giardino della palazzina ci sono i giochi del bambino della povera Mara. «Lui non chiede niente della mamma - si confida il nonno - forse ora comincia rendersene conto. L'altro giorno ha visto la lavatrice e ha detto: "questa era della mia mamma"». Poche parole, quelle del pensionato, e poi la moglie, madre di Alfredo, gli chiede di stare zitto, di non parlare. «Ci sono gli avvocati, cosa vogliono da noi...» . Si percepisce subito il disagio per una storia che nonostante lo scorrere del tempo sarà difficile da cancellare. La famiglia di Mara chiede giustizia. Ha aspettato per mesi e con fiducia il lavoro della magistratura . Una famiglia distrutta dal dolore. Genitori che hanno perso una figlia, in circostanze tutte da chiarire, e che si sono visti allontanare anche dal nipote di 4 anni. Un tormento continuo che solo la verità potrebbe acuire. Per questo si sono decisi a raccontare che le indagini sono ferme. Tecnicamente manca la perizia di un consente nominato dal Pm. Ma ci sono i risultati dell'autopsia, i sopralluoghi dei Ris ( arrivati per due volte nella casa di Capannoli). Tanti elementi, tanti indizi per dare all'inchiesta una svolta e una conclusione, sostengono i familiari della donna.(s.c.)
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