Il Tirreno

Pontedera

L’ispirazione arriva dal libro del pomarancino Saviozzi

VOLTERRA. Un ruolo marginale nel progetto 3d, ma fondamentale per la sua nascita. Lui è Giacomo Saviozzi, lucchese di nascita ma pomarancino di adozione. «Ho conosciuto Luca Dalcò, mente del...

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VOLTERRA. Un ruolo marginale nel progetto 3d, ma fondamentale per la sua nascita. Lui è Giacomo Saviozzi, lucchese di nascita ma pomarancino di adozione.

«Ho conosciuto Luca Dalcò, mente del progetto, circa un paio di anni fa, lui è capitato a Volterra a vedere i padiglioni Ferri e Charcot del vecchio ospedale psichiatrico – racconta – Come me, in sostanza aveva interesse per le ex strutture dedicate alla malattia mentale, ed è rimasto colpito da questo scenario, così ha pensato che avrebbe rappresentato una bella ambientazione per un gioco in 3d». Entra in scena il libro di Saviozzi, “L’interruttore del buio”, una pubblicazione a tema. «Dalcò mi ha contattato parlandomi di questo progetto, oltre tutto io essendo del luogo, potevo in qualche maniera dargli una mano, e poi siamo diventati amici». Da un incontro casuale arriva un lavoro rivoluzionario. «In estrema sintesi questo è quanto è successo, e arriviamo ad oggi e al videogame, che poi secondo me è un gioco tra virgolette, nel senso che è anche una sorta di viaggio in quelli che fino a trent’anni fa circa erano i posti della malattia mentale in Italia e Volterra rappresentava una realtà di riferimento. È qui che The Town of Light si riaggancia al tema del mio libro». (g.b.)

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