Il Tirreno

Pontedera

«In quella casa c’erano tracce di sangue»

di Sabrina Chiellini
«In quella casa c’erano tracce di sangue»

I genitori di Mara: «Non è stato un malore, devono dirci cos’è successo. Ma le indagini, avviate 9 mesi fa, si sono bloccate»

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CAPANNOLI. All’alba una telefonata squarcia il sonno e la tranquillità di Carla Mattolini: «Vieni, Mara è morta». È una mattina dello scorso aprile e la figlia di Carla, Mara Catani Nieri, 42 anni, casalinga, era stata trovata morta nel cortile della modesta casa dove abitava insieme al marito e al figlio di 4 anni, in vicolo Marinari a Capannoli.

A distanza di nove mesi dalla tragedia la famiglia della vittima aspetta che la Procura di Pisa faccia piena luce sulle cause della morte e sulle possibili responsabilità. Troppi tasselli non sono ancora andati al loro posto e i genitori di Mara chiedono solo che sia fatta giustizia. Tanti interrogativi senza risposta fanno temere un ennesimo caso di violenza contro una donna.

Per la prima volta la madre della giovane donna rompe il silenzio e denuncia. «Vogliamo sapere cosa è successo in quella casa nove mesi fa. Lo dobbiamo a nostra figlia e a suo figlio che in questi mesi abbiamo visto poche volte e questo per noi è un altro tormento».

Nei giorni successivi alla morte è emersa, come abbiamo scritto su questa cronaca durante l’estate, una ricostruzione completamente diversa da quanto era stato ipotizzato dopo la tragedia. In casa quella notte c’erano il convivente Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, camionista, di Cascina, e il figlio della coppia. «Mi sono svegliato e Mara non era nel letto – aveva raccontato il convivente il 26 aprile scorso – poi l’ho trovata nel cortile di casa, era morta». Perché la donna, nel caso avesse avuto un malore, era andata a morire fuori di casa? Fin dall’inizio i parenti di Mara hanno avuto un terribile sospetto.

«Quando sono arrivata a Capannoli – racconta Carla Mattolini – mia figlia era coperta da un telo bianco. Dopo tante insistenze sono riuscita a vederla: aveva i jeans abbassati e una sola scarpa. L’altra era buttata a qualche metro di distanza dal corpo. Il medico del 118, quasi volesse scusarsi per non averla potuta salvare, mi si avvicinò e mi disse: “Quando siamo arrivati era già fredda”. Ma allora quando è morta mia figlia?»

Un’indagine molto complessa, iniziata quando il medico legale nell’effettuare l’autopsia si è reso conto che la morte non era avvenuta per cause naturali e aveva informato il pm che segue in caso. «Non posso dimenticare il giorno del funerale – aggiunge la donna –. Eravamo nella chiesa di San Giorgio a Cascina, arrivarono i carabinieri a prendere la salma. Dopo la messa non c’è stata la sepoltura, i carabinieri ci spiegarono che erano necessari altri accertamenti. Per noi fu un altro colpo difficile da accettare, abbiamo capito che era necessario per arrivare alla verità».

I rilievi compiuti dai Ris di Roma nella casa di Capannoli, le indagini dei carabinieri di Ponsacco e i risultati delle perizie medico-legali dicono che la morte della donna non è stata causata da un malore. La donna è morta dopo un’emorragia. La Procura di Pisa da tempo ha aperto un fascicolo nei confronti del convivente per il reato di omicidio preterintenzionale. L’uomo era l’unico presente in casa quella notte insieme al figlioletto ed è anche l’ultimo ad avere visto Mara. Troppi mesi sono passati senza risposte. «Il pm non si pronuncia, le indagini sono ferme e si attende che il consulente nominato dalla Procura presenti la sua perizia. Ma quanto tempo ancora dovrà passare? Ci aspettavamo un atteggiamento diverso, stiamo parlando della morte di una giovane donna».

In casa i Ris hanno rilevato tracce di sangue ovunque: sul pavimento, nella vasca da bagno, vicino all’ingresso e riscontrato segni che potrebbero essere compatibili con il trascinamento (già evidenziati dagli accertamenti medico-legali) del cadavere verso l’esterno della palazzina della coppia. Forse tra i due conviventi quella notte c’era stata una violenta lite e forse anche una colluttazione tra i due: sotto le unghie di Mara sono state trovate tracce che farebbero pensare a questo. Tracce di sangue che non erano presenti la mattina della morte, qualcuno le aveva cancellate e anche questo dovrà essere chiarito.

«La famiglia della vittima sta vivendo un momento difficile e, allarmata da altri casi di violenza sulle donne, chiede di conoscere la verità – aggiunge l’avvocato Rolando Rossi –. Il nostro consulente ha preso visione della situazione e dei risultati dei Ris, ma non può confrontarli con la perizia del consulente del pm. E questo di fatto significa che l’inchiesta non va avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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