«Se avessi lavorato in nero avrei una pensione più alta»
PONTEDERA. Scrive al presidente del consiglio Enrico Letta e al neo segretario nazionale del Pd Matteo Renzi, per segnalare il suo disagio di pensionata senza... la pensione. A prendere carta e penna...
PONTEDERA. Scrive al presidente del consiglio Enrico Letta e al neo segretario nazionale del Pd Matteo Renzi, per segnalare il suo disagio di pensionata senza... la pensione.
A prendere carta e penna è Vladimira Cioni, pontederese. Che racconta ai due esponenti politici « Il mio caso pensionistico è decisamente assurdo». E spiega anche il perché:
«Ho lavorato dal 1967 al 1997 come impiegata nei vari studi notarili della zona – racconta la donna nella lettera spedita proprio in questi giorni – poi a seguito della cessazione dì attività dell’ultimo notaio sono stata costretta ad adattarmi a lavori, diciamo così, più umili, come la collaboratrice domestica. Nel 2009 dopo aver versato 2032 settimane di contributi, equivalenti a oltre 39 anni e con 58 anni di età sono andata in pensione con la strabiliante cifra di euro 519,16, poco più di una pensione minima o ancor peggio di un assegno sociale».
La signora prosegue nel racconto a Letta e a Renzi.
«Non voglio certo far polemica sulle pensioni d’oro o sulle pensioni baby – dice – che lo stato italiano ha pagato e paga a tante persone, ma non crede che sia vergognoso che ad una persona che ha lavorato così tanti anni, venga pagata una pensione da elemosina? Non pensa che i miei 30 anni di lavoro da impiegata avrebbero dovuto contare qualcosa di più? Il mio unico errore è stato quello di avere necessità di lavorare e dì non averlo fatto al nero perché se così avessi fatto, ora godrei di una pensione di circa il doppio di quella che percepisco. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, resto fiduciosa in attesa di una risposta».
E chiude la lettera con i saluti di rito.
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