Sicurezza
Punto nascita, mancano i numeri
Volterra, l’Asl 5 difende la chiusura: «È una scelta in chiave sicurezza»
VOLTERRA. «La chiusura del punto nascita, dopo un forte impegno per tentare di rilanciare il parto fisiologico in Alta Valdicecina, è stato dettato dalla necessità di garantire il massimo livello di sicurezza nell’atto della nascita, che in un’organizzazione sanitaria moderna si basa su diversi livelli di qualificazione che oggi non possono prescindere dai numeri dell’utenza». Così il direttore generale dell’Asl 5 Rocco Damone in merito alla scelta del sindaco di Volterra Marco Buselli di rivolgersi al prefetto di Pisa per la riapertura del punto nascita nell’ospedale della Città etrusca. Che aggiunge: «Per garantire la sicurezza sono stati messi a regime tutti gli accorgimenti per un rapido accesso alle strutture idonee ad assicurare il benessere reale della madre e del bambino al di la del Comune di nascita».
A chiarire i confini della chiusura del punto nascita è il dottor Massimo Srebot. «Come direttore della ginecologia dell’Asl 5 – afferma Srebot – ho ricevuto l’incarico, nel 2008, da parte dell’Azienda e della Regione Toscana per realizzare un progetto che permettesse alle donne dell’Alta Valdicecina di partorire, in condizione fisiologiche, nella struttura di Volterra. In questo progetto mi sono impegnato al massimo, andando anche oltre lo specifico mandato e in piena responsabilità, con un’ottima soddisfazione professionale e con risultati qualitativi di buon livello. Purtroppo, le donne dell’Alta Valdicecina non hanno aderito al progetto, infatti la maggior parte di queste hanno scelto di partorire in altre sedi, mentre sono venute a partorire a Volterra donne residenti altrove». Che aggiunge: «Nonostante l’impegno di tutto il personale, nel triennio di attuazione del progetto, non vi è stato alcun aumento dell’adesione e, logicamente, ciò non ha permesso la sua continuazione visti i bassi numeri».
C’è poi la tragedia di Domodossola, richiamata da Buselli, un parto gemellare con uno dei nati deceduto e l’altro in gravi condizioni in una zona dove l’ospedale più vicino è a 170 chilometri. «L’episodio preso a pretesto dal sindaco, non ha nulla a che vedere con la presenza di un punto nascita al di sotto dei 100 parti – dice Srebot –, perché un caso come quello di Domodossola deve essere assistito in una struttura di 3º livello (Siena, Firenze, Pisa) e sarebbe ben più rischioso gestirlo in una struttura diversa».
Il sindaco Buselli tiene il punto. «Nessuno ha mai detto che un punto nascita di base debba gestire situazioni di alta complessità, ma che si debba avere il diritto a percorsi sicuri, con servizi necessari per l'utenza dei territori». E conclude: «Volterra vive una situazione per alcuni punti analoga a quella che si è verificata a Domodossola, riferendomi al comune disagio delle distanze di zone montane e all'avvenuta soppressione anche del livello base, ma mai entrando nel merito del caso specifico».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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