Italia
Pirogassificatore, la scelta è dei giudici
Castelfranco di Sotto, il presidente di Waste Recycling: «Attendiamo con serenità l’udienza»
CASTELFRANCO DI SOTTO. Collaudo o no, adesso sta ai giudici del Consiglio di Stato scrivere quello che probabilmente sarà l’ultimo atto della vertenza legale del pirogassificatore Waste Recycling. E se i giudici, come è stato già scritto nell’ordinanza di agosto, non hanno intenzione di dare rilevanza a tutto ciò che concerne il collaudo, quest’ultimo è ovviamente al centro delle speranze di tutti i ricorrenti contro il progetto. A cominciare dal Comune di Castelfranco, che proprio contro quel collaudo fece un ricorso a marzo che venne respinto.
«Ad essere sinceri avevamo percepito, in questi mesi, il mancato collaudo – afferma il vicesindaco di Castelfranco di Sotto Gabriele Toti -. Dopo questa conferma, aspettiamo con fiducia l’esito dell’udienza di fine gennaio, forti di una posizione, la nostra, che è sempre stata espressa con chiarezza. Sul collaudo avevamo intentato un’impugnazione per impedirla. Le nostre perplessità in merito, oggi, assumono tutto un nuovo spessore». Niente si sa, invece, sulle motivazioni della mancata messa in funzione dei macchinari. E se Maurizio Giani, presidente dell’azienda proponente, si limita ad «attendere con serenità il 28 gennaio», in molti polemizzano aspramente su questo ultimo anno di procedimento legale, di fatto incentrato interamente proprio sul collaudo, difeso sempre dall’azienda in quanto parte integrante del pieno completamento dell’impianto, pena il deterioramento di alcuni componenti.
Primi a partire all’attacco i membri del Comitato antinquinamento, che parlano con la voce della loro presidentessa Aurora Rossi Taglialagamba. «Dopo questo colpo di scena viene davvero da chiedersi quali siano le basi per dare il via a un macchinario del genere, che non è stato possibile collaudare – dice Rossi –. Noi del comitato lo ritenevamo e ancora lo riteniamo uno scandalo, passato sopra la testa delle persone e contro ogni logica di buon senso. Cosa dovremmo pensare dopo questo mancato collaudo? Forse c’è qualcosa che non funziona? In ogni caso speriamo che il Consiglio di Stato metta fine a questa storia». Speranze alle quali si unisce anche Rifondazione comunista, che ribadendo le parole dei giudici «che hanno chiarito come il collaudo non influisse sulla decisione, comunque di natura amministrativa» parla di «inadempienza verso l’iter del procedimento legale, nonché rispetto al protocollo stabilito per un collaudo che, fra tempistica originaria e proroga, ha interessato quasi un anno». «Inadempienza – dicono – che speriamo a questo punto abbia il suo peso nella decisione, che si esprime su una autorizzazione che abbiamo contestato fin dall’inizio, con critiche puntuali di volta in volta confermate lungo il procedimento legale».
Nilo Di Modica
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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