Proteste
Nessun collaudo per l’impianto
Castelfranco, in vista del Consiglio di Stato l’Arpat verifica: tutto lasciato inattivo da luglio
CASTELFRANCO DI SOTTO. Nuovo colpo di scena nella vicenda del pirogassificatore Waste Recycling. A descriverlo è l’ultimo documento prodotto da Arpat, porta la data del 16 dicembre ed è stato depositato dalla Regione Toscana agli atti della vertenza del Consiglio di Stato negli ultimi giorni dell’anno. Tre pagine nelle quali, di fatto, si prende atto dell’incompiuto collaudo dell’impianto. L’avvio dei macchinari per le procedure di prova, riconosciute già una volta dai giudici come parte integrante del procedimento di completamento e attuazione del progetto non hanno avuto luogo, nonostante la proroga concessa dal Consiglio di Stato lo scorso agosto, dopo che l’azienda non era stata in grado di collaudare i macchinari nel tempo originariamente concesso, ovvero tra marzo e giugno.
Impossibilità all’epoca giustificata dalle lungaggini burocratiche dovute alla vertenza legale che, a detta dei promotori del progetto, avevano causato un lungo inutilizzo delle strutture con conseguente deterioramento delle stesse. Stando adesso a ciò che dice Arpat, che lo scorso 12 dicembre ha fatto un sopralluogo nel sito dell’impianto, anche i tre mesi di proroga non sarebbero stati sfruttati. “A seguito della concessione da parte del Consiglio di Stato di un’ulteriore proroga per il proseguimento del collaudo, questo dipartimento provvedeva a inoltrare in data 26 settembre una nota a tutti i sottoscrittori del protocollo, non avendo ricevuto alcuna comunicazione da parte della ditta interessata – scrive Arpat nel documento presentato agli atti dalla Regione –. In quell’occasione si ricordava alla ditta di attenersi a quanto previsto nel protocollo per regolamentare il collaudo e si faceva riferimento all’invio di un nuovo cronoprogramma delle attività, al rispetto della sequenza delle fasi e alla scadenza del periodo di collaudo. A tale nota non c’è stata fino ad oggi alcuna risposta”.
Arpat dunque non riceve risposte, e alla fine dei tre mesi stabiliti per il collaudo decide di effettuare un sopralluogo presso la sede dell’impianto. Controllo sul campo “da cui è risultato che lo stesso è rimasto praticamente inattivo dallo scorso mese di luglio, sulla base del contatore del gas metano”. Un consumo di appena 128 metri cubi di gas che Arpat definisce “elevato per presumere una perdita, ma non significativo rispetto ai volumi necessari per un’attivazione temporanea”.
E ancora: “Secondo quanto riferito da Waste Recycling il 13 dicembre, la società NSE, ha programmato interventi di costante manutenzione per limitare al massimo i possibili danni derivanti dall’inattività. Interventi che sarebbero consistiti semplicemente nel mettere sotto tensione gli impianti e nell’accendere i bruciatori”. Attività che, sempre secondo i tecnici, talmente irrisorie da “non aver minimamente intaccato l’ambiente circostante, che comunque è stato campionato in ottemperanza al protocollo di collaudo, che prevedeva controlli prima e dopo (ante e post) il periodo stabilito”. Il campionamento post dei terreni negli stessi punti campionati il 3 aprile è avvenuto il 10 dicembre e si tratta di “attività effettuata esclusivamente perché prevista, ma non perché ritenuta necessaria, considerato che non c’è mai stato un funzionamento continuativo a combustibile solido che possa far ipotizzare contaminazioni”.
Campionamento che stando così le cose, anche se “gli esiti analitici al momento non sono ancora disponibili” può considerarsi come una seconda “prova di bianco”. Nulla di fatto, quindi. E poco di prevedibile in merito al 28 gennaio, giorno dell’udienza al Consiglio di Stato. Nell’ordinanza del 27 agosto, infatti, erano stati gli stessi giudici a escludere “conseguenze sull’interesse delle originarie parti ricorrenti alla conclusione del giudizio” derivanti dai risultati dello stesso. E l’ultima parola spetta a loro.
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