Sicurezza
Punti vendita condivisi da imprese consorziate
Laboratorio Valdarno indica la strada anti-crisi alle aziende agricole «I mercatini della filiera corta sono un’iniziativa sporadica. Occorre di più»
SAN MINIATO. La fotografia è quella di un settore in forte difficoltà in tutti i suoi ambiti, dall’allevamento alla produzione di ortofrutta e cereali.
Un settore strangolato da margini di guadagno sempre più stretti, a dispetto dell’aumento dei prezzi per i consumatori. E poi le mille difficoltà di una burocrazia che assorbe impegno e denaro, unita alla stretta sul credito da parte delle banche e all’incapacità di tenere il passo del mercato globale, complice anche la ridotta dimensione delle aziende, soprattutto nella nostra zona.
Da qui la proposta, concreta, di una vera associazione di imprese a livello locale, anche per la creazione di punti vendita condivisi.
È il messaggio che arriva da un’iniziativa sull’agricoltura organizzata dall’associazione Laboratorio Valdarno. Una riflessione su un settore fondamentale ma spesso poco conosciuto, vittima di tanti luoghi comuni.
L’associazione ha deciso di analizzarlo attraverso la voce degli stessi agricoltori del Valdarno, riuniti nei giorni scorsi presso l’azienda agricola Romilda di Corazzano, alla presenza del dirigente regionale all’agricoltura Enrico Favi e di Giulia Parri per i collegi interprovinciali dei periti agrari di Pisa, Lucca, Massa-Carrara, Livorno e Pistoia.
L’immagine tracciata da Parri e dagli stessi agricoltori è quella di un’agricoltura in forte crisi, che dal 2007 ad oggi, in Italia, ha perso ben centotrentaseimila fra stalle e aziende agricole.
«I problemi sono endemici – spiega Laboratorio Valdarno in una nota – primo fra tutti il calo dei redditi, dovuto all’aumento dei costi alla produzione e alla diminuzione dei prezzi per gli agricoltori, mentre dall’altra parte il carrello della spesa si fa sempre più caro. Del resto, meno del 20% di quanto pagato dai consumatori va a chi ha prodotto le merci, oltre il 60% va alla commercializzazione e un altro 20% in passaggi intermedi. Inoltre – proseguono da Laboratorio Valdarno – la globalizzazione dei mercati offre merce che arriva da altri paesi a prezzi molto più bassi di quelli che può offrire chi produce nel rispetto delle regole. La burocrazia (non i controlli) è infatti fra primi i problemi: quasi tutta la normativa che gli agricoltori devono seguire per accedere ai bandi della Politica Agricola Comunitaria proviene dall’Europa, ma l’Italia aggiunge ad essa le proprie complicazioni».
Per guardare con più speranza al futuro, l’unico punto da cui ripartire sembra essere quello dell’associazionismo, favorendo l’aggregazione di più aziende.
«Soprattutto nella nostra zona – dicono da Laboratorio Valdarno – le aziende sono piccole e devono risolvere singolarmente tutti i problemi, soprattutto quello della competitività dei prezzi.
D’altra parte, anche forme di vendita quali la filiera corta, pur valide sotto diversi aspetti, se praticate in maniera sporadica non costituiscono una fonte di reddito significativa. L’evoluzione attuale, come da esperienze già in atto, porta i produttori a doversi unire per costituire un negozio comune, un vero e proprio punto vendita stabile. Anche nel caso dell’agricoltura, quindi, l’unione rappresenterebbe una forza. Laboratorio Valdarno ha preso l’impegno, con l’aiuto degli esperti presenti, a fornire uno spazio utile e supporti necessari per favorire l’aggregazione».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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