Il Tirreno

Pontedera

Unione dei Comuni, flop del voto

di Giacomo Pelfer
Unione dei Comuni, flop del voto

Nei consigli di San Miniato e Santa Croce una prima bocciatura. A gennaio un nuovo passaggio in aula

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SAN MINIATO. Tutto rinviato. L’Unione dei Comuni per adesso non passa. Serviranno altre due votazioni per l’approvazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto. Non è stato sufficiente, infatti, il voto di ieri nei consigli comunali di San Miniato e Santa Croce, per i quali era richiesto il raggiungimento della maggioranza qualificata, pari ai due terzi del consiglio. Decisive le assenze di alcuni consiglieri nel caso di San Miniato, dove Sel ha votato insieme al Pd, mentre a Santa Croce i Socialisti si spaccano a sorpresa con l’astensione del capogruppo Lazzeroni. Adesso i Comuni devono convocare due consigli comunali nell’arco di un mese, nei quali occorrerà il raggiungimento della maggioranza assoluta, pari alla metà più uno dei consiglieri. Il tutto in attesa di Castelfranco e Montopoli, dove il voto sulla nascente Unione del Valdarno arriverà tra pochi giorni.

Qui San Miniato. Dodici i voti favorevoli nel consiglio di San Miniato, di cui 11 del Pd (che registrava le assenze di Pinori e Trinchetti) più Laura Cavallini di Sel. Contrari Forza Italia-Pdl e Comunisti Uniti. Due sì in più sarebbero stati sufficienti per l’approvazione immediata. Un passaggio che poche settimane fa, come ricordato dall’assessore Giuditta Giunti, ha ricevuto anche il via libera della Regione con il riconoscimento del Valdarno come “Ambito Territoriale”.

«Quando si parla dell’Unione – ha detto Giunti – occorre partire dagli obiettivi. Innanzitutto una visione complessiva del nostro territorio, in una fase in cui si profila anche la scomparsa delle Società della Salute, oltretutto in una zona compresa tra due Unioni già esistenti, che rischia di perdere peso e autorità. Questo Statuto segna una posizione politica forte e decisiva per il futuro».

Il capogruppo Pdl Roberto Ferraro la definisce una «rivoluzione copernicana nella gestione dei territori, che saranno amministrati da un ente non elettivo. Eppure – dice – i cittadini non ne sanno niente. Non abbiamo visto documenti, inoltre, che dimostrano l’economicità di questa operazione». Fabio Corsi dei Comunisti Uniti solidarizza con i dipendenti comunali in agitazione, e parla di «un nuovo ente che di fatto non potrà essere controllato».

Secondo Laura Cavallini di Sel, invece, «è opportuno che i Comuni si organizzino per gestire e soprattutto programmare, in un’ottica di area, quei servizi che sempre più difficilmente riusciranno a portare avanti singolarmente». «Certi temi non possono essere affrontati se non in un’ottica di zona – ha aggiunto il capogruppo Pd Simone Giglioli –. Il nostro territorio vanta già esperienze molto positive nella gestione associata di alcuni servizi».

Qui Santa Croce. Tutto rinviato anche a Santa Croce, dove il sindaco Ciaponi, presidente provvisorio dell’Unione, ha parlato di «un passaggio coraggioso ma inevitabile, che non esclude per il futuro forme aggregative più spinte, alla luce della fase di trasformazione che sta interessando gli enti locali». «Una volta costituita l’Unione – ha spiegato – stileremo un documento programmatico con l’obiettivo di arrivare a un protocollo d’intesa con la Regione».

Per Letizia Quaglierini di Forza Italia, invece, si tratta di «atto spudorato che creerà un inutile carrozzone, nato nelle stanze del Pd senza interpellare i cittadini, in una regione che si fregia di avere la legge sulla partecipazione. Un organismo che non razionalizzerà alcuna spesa, ma si aggiungerà a tutti gli altri enti, annullando il potere elettivo dei cittadini che si troveranno guidati da una struttura nominata e non eletta». Tra i banchi della maggioranza si è registrata a sorpresa l’astensione del capogruppo Socialista Enrico Lazzeroni, in disaccordo con l’assessore Fanella. «Ci sono alcuni aspetti che non mi soddisfano – ha spiegato Lazzeroni –. Innanzitutto il mancato coinvolgimento della popolazione, che rappresenta un fatto molto grave, poi la mancanza di dati certi sui costi. Infine la tempistica, a fine legislatura, con 3 Comuni su 4 che cambieranno sindaco».

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