Sicurezza
All’Unione resta lo stato d’agitazione
PONTEDERA. Il tentativo di riconciliazione, davanti al prefetto di Pisa Francesco Tagliente, non è andato a buon fine: tra il personale dell’Unione dei Comuni della Valdera resta lo stato di...
PONTEDERA. Il tentativo di riconciliazione, davanti al prefetto di Pisa Francesco Tagliente, non è andato a buon fine: tra il personale dell’Unione dei Comuni della Valdera resta lo stato di agitazione, sulla questione del contratto integrativo che Cisl, Uil e Diccap non hanno firmato. All’inizio del nuovo anno, dopo le feste, sarà fatta un’assemblea con il personale, per informarli sui motivi del mancato accordo. «E poi chiederemo il via libera a fare una consultazione referendaria – dice Cinzia Ferrante della Funzione pubblica Cisl – per sapere cosa ne pensa il personale di questa vicenda».
Per la risoluzione dei problemi è stato chiesto anche un tavolo tecnico, con i vertici dell’Unione Valdera. Ma, al momento non è stato concesso. «Come non ci è stato accordato il fatto – prosegue Cinzia Ferrante che, alla riunione davanti al prefetto è andata con i colleghi Antonio Napoli del Diccap, Brunello Fidanzi e Furio Bologni della Uil – di far slittare la decisione del trasferimento dei dipendenti oggi comandati, all’Unione, dal primo di gennaio al primo di febbraio».
Questa del trasferimento è la vicenda intorno alla quale ruota tutto il braccio di ferro. Riguarda un centinaio di dipendenti: 80 agenti della polizia locale e poco più di una ventina di addetti ai servizi scolastici, mensa e trasporto. «La proposta fatta dall’ente – spiegano i sindacalisti – è sperequata: i dipendenti arrivano all’Unione con i salari del Comune di provenienza, sono differenti tra loro. Questo non è giusto».
Ma c’è anche un aspetto che riguarda la sicurezza. «Sulla quale – proseguono i sindacalisti – abbiamo chiesto di fare un protocollo, perché in questi mesi, qualche episodio sconveniente c’è stato. Si sono detti disponibili, ma non è stato mai fatto. E noi lo riteniamo assai importante».
Come importante è anche la questione del futuro di questi lavoratori: se, un domani, l’Unione, come ente dovesse sciogliersi, cosa ne sarà di loro? È la domanda intorno alla quale ruota la discussione. «Potranno tornare al loro comune di origine – dice Cinzia Ferrante – oppure su questa decisione peseranno le leggi del momento, la situazione di bilancio dell’ente che dovrà farsi carico del dipendente di ritorno?».
Un altro nodo da sciogliere. Come quello dell’aumento delle figure “apicali”, i dirigenti. «Aumenteranno – dicono Cisl, Uil e Diccap – di tre unità. Questo significa più spese per il personale, nei 14 Comuni: peserà sui loro bilanci. E di conseguenza, l’aumento di questa voce andrà a discapito del fondo di solidarietà».
Insomma, domande alle quali, il direttore dell’Unione, Giovanni Forte, ha dato risposte, nell’incontro con il prefetto. Risposte che non sono servite a scongiurare lo stato d’agitazione.
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