Il Tirreno

Pontedera

Unione, c’è tutela per i dipendenti

Unione, c’è tutela per i dipendenti

Dal 1° gennaio passano al nuovo ente, il presidente ai sindacati: nessun rischio

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PONTEDERA. Il trasferimento all’Unione dei Comuni che dal 1° gennaio 2014 coinvolgerà alcuni dipendenti - finora comandati dai Comuni di appartenenza - suscitato polemiche e un braccio di ferro sindacale. Agenti di polizia municipale, educatrici di asili nido e addetti alla mensa scolastica: sono le categorie interessate al passaggio. A far scattare la diatriba da parte dei diretti interessati e dei sindacati (Cisl, Uil e l’autonomo Diccap), punti di domanda, timori ed incognite, principalmente legati al trattamento economico e al futuro occupazionale. A chiarire le questioni sollevate e rassicurare le categorie suddette, ci ha pensato il presidente dell’Unione, Simone Millozzi. «Il contratto decentrato è stato sottoscritto dalle Rsu e dalla Cgil Fp e tende ad uniformare i trattamenti dei dipendenti che saranno trasferiti. La certezza occupazionale è del 100% e tutto il personale in identica situazione operativa verrà trattato identicamente rispetto agli istituti continuativi» spiega Millozzi. I dipendenti una volta trasferiti avranno una garanzia piena del proprio posto di lavoro e, nell’estremo caso in cui l’Unione Valdera venisse sciolta, i dipendenti tornerebbero comunque ad operare all’interno dei singoli comuni di provenienza, come evidenziato dallo Statuto e dagli accordi sindacali. Non vi sarà arretramento economico della retribuzione di partenza: il Ccdi prevede in linea di principio il mantenimento del salario di produttività riconosciuto nel 2013 dal comune di provenienza; è prevista una procedura di perequazione che, “uniforma progressivamente la voce salariale in direzione di quelli di maggior favore”. Verrà mantenuta anche la sede di lavoro corrispondente alla sede del comune di provenienza (o alla sezione territoriale nella quale la sede comunale è confluita) come stabilito dall’accordo sindacale sottoscritto più di un anno fa con le organizzazioni sindacali e dal “Regolamento di mobilità interna” predisposto nel 2013 ed approvato dagli stessi sindacati. Alla polemica mossa dai Cobas, a proposito dei “modelli di esternalizzazione dei servizi”, si ribatte chiarendo che, con la messa a sistema di risorse umane, strumentale e delle professionalità tra i comuni, l’Unione limita il ricorso alla esternalizzazione dei servizi, incentivata peraltro dalla legislazione nazionale. Vi saranno meno posizioni intermedie (le cosiddette posizioni organizzative) senza alcun costo per i comuni né sacrifici per i fondi dei dipendenti, in tal modo sarà possibile valorizzare alcuni dipendenti interni portandoli al livello dirigenziale di base (ruolo assicurato fino ad oggi da personale “preso in prestito” dai Comuni maggiormente dotati) creando una struttura direzionale più solida, costantemente reperibile e a tempo pieno e incrementare le risorse per il salario di produttività.

Chiara Cavallini

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