Il Tirreno

Pontedera

«Quel proiettile ha ferito al cuore la mia famiglia»

di Sabrina Chiellini
«Quel proiettile ha ferito al cuore la mia famiglia»

Parla Riccardo Sassi, il ragioniere colpito alla testa dopo l’assalto al portavalori in una lettera ringrazia chi ha arrestato i rapinatori e Michele, il suo soccorritore

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di Sabrina Chiellini

PONTEDERA

Difficile mettersi, anche solo per un istante, nei panni di Riccardo Sassi, impiegato di 50 anni, di Pontedera. È l’uomo al quale diciotto mesi fa uno dei cinque banditi che avevano dato l’assalto a un furgone portavalori davanti a Panorama ha sparato in faccia rischiando di ucciderlo. Il ragioniere - prima dell’agguato lavorava in una conceria a Ponte a Egola - si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il rapinatore che gli ha sparato, in via Delle Colline a Pontedera, pensava che l’automobilista lo stesse inseguendo. Invece l’impiegato era ignaro di tutto. Non sapeva della rapina a Panorama e meno che meno stava cercando di inseguire i rapinatori. Andava per la sua strada, tranquillo, come altre mattine. Un istante e per lui e la sua famiglia è stato l’inferno. I banditi persero la testa: scambiarono l’auto di Sassi per quella di un avvocato che aveva assistito alla rapina e si era messo ad inseguire il furgone nonostante la polizia, con cui era in contatto telefonico,

Per Riccardo questo è il primo Natale di ritorno alla vita: «l’anno scorso ero a casa – dice - ma stavo male». Una vita che non è nemmeno lontanamente uguale a quella di prima. Ma la speranza è che ogni giorno che passa vada sempre meglio. Lo incontriamo nella sua casa il giorno dopo che lui e la sua famiglia hanno inviato una toccante lettera di ringraziamento. «Mi ricordo solo che mi hanno sparato - racconta l’uomo mentre sta seduto su una poltrona per non stancarsi - poi sono andato in coma. Quello che era successo me lo hanno raccontato dopo in rianimazione a Pisa quando mi sono svegliato». Il proiettile che lo ha centrato sotto l’occhio destro è ancora nel cranio. Troppo rischioso estrarlo. In questi mesi Riccardo, sempre circondato dall’affetto dei familiari, ha dovuto rinunciare al lavoro. «Ho 50 anni – sorride – e devo fare una vita da vecchietto....».

Sassi ha voluto scrivere una lettera aperta di ringraziamento a quanti gli sono stati vicini. Dopo l’arresto dei rapinatori ha sentito che era arrivato il momento giusto. «Consapevole che il segno indelebile di questa storia rimarrà sempre impresso dentro di me e dei mie familiari, voglio con questa lettera aperta rinnovare i miei più sentiti ringraziamenti alle forze dell'ordine, questure di Firenze, Pisa e commissariato di Pontedera per l'eccellente e paziente lavoro svolto, oltre al supporto morale dato alla mia famiglia».

Altri ringraziamenti particolari li rivolge al primo cittadino Simone Millozzi (e al suo staff) per la sua costante presenza nei momenti difficili. «Devo dire grazie a Michele che con il suo sangue freddo mi ha prestato i primi soccorsi». Sì, Michele, un vicino di casa, la mattina dell’agguato correva sull’argine dell’Era. Vide la macchina finita fuori strada, riconobbe Sassi in un lago di sangue, chiamò i soccorritori.

«Grazie ai medici dell'ospedale di Cisanello, al dottor Malacarne del reparto di rianimazione ed ai suoi collaboratori, alla dottoressa Anastasio del Maxillo facciale, al dottor Tascini infettivologo ed al professor Ferrari cardiologia vere eccellenze della sanità italiana. Un grazie va sicuramente a tutti gli amici, e sono veramente tanti che cercare di elencarli rischierei di lasciarne fuori ingiustamente alcuni , con loro ho ritrovato gli stimoli per andare avanti. Ed infine ma non per ultimi voglio dire grazie ai miei familiari, a mia moglie, mia figlia, i miei suoceri , mio cognato la moglie e mio nipote che hanno condiviso e sofferto con me questi diciotto mesi aiutandomi in questa seconda vita che il buon Dio ha voluto concedermi. Grazie di cuore», Riccardo rinnova i ringraziamenti che aveva scritto nella lettera.

Si possono perdonare persone che sparano all’impazzata contro un inerme cittadino? «Io potrei perdonarli per quello che hanno fatto a me – dice Sassi – ma non certo per quello che hanno fatto alla mia famiglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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