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«Non conoscevamo i rischi»
L’inchiesta della Corte dei Conti sta sollevando un vespaio: gli ex consiglieri Pd si difendono
CASCINA. C’è grande sorpresa tra i consiglieri del gruppo Pd della scorsa legislatura (tutti tranne Francesca Carezzi), finiti a giudizio insieme all’ex sindaco Moreno Franceschini e ad un consigliere socialista in seguito ad un’inchiesta portata avanti dalla Procura presso la Corte dei Conti della Toscana per una vicenda che risale alle fine della scorsa legislatura. Quella che emerge dagli atti è una maggioranza debole, probabilmente senza un adeguato supporto giuridico. Tant’è che il consiglio comunale ha perso molti mesi di tempo e poi ha dovuto chiedere l’intervento di un commissario ad acta per dare corso ad una sentenza del Tar della Toscana che tra l’altro interveniva per correggere un errore commesso dall’ufficio urbanistica del Comune stesso. Ovviamente i consiglieri accusati di danno erariale sono sul piede di guerra. «Non siamo stati adeguatamente informati rispetto alla procedura da seguire», dicono alcuni di loro. E lo hanno ripetuto anche durante un incontro che l’altra sera hanno avuto con un legale.
Rispetto alle competenze del consiglio e la funzione dell'apparato burocratico qualcosa non torna. Sembra possa esserci un rimpallo di responsabilità. Il danno economico - circa 15mila euro - è quello prodotto dalla nomina di un commissario ad acta, chiamato a sanare nel 2009 una scelta non fatta dal consiglio comunale. Anzi: una rinuncia a scegliere, passata per il ritiro dell'atto da mettere in votazione. L'atto avrebbe portato alla riparazione di un errore materiale precedente, già riconosciuto nel 2006, senza bisogno di un esborso straordinario da parte del Comune per il commissario. Ad alcuni anni di distanza la Corte chiede di restituire la somma a chi ha votato, ovvero agli eletti in consiglio che hanno seguito la linea e le indicazioni del sindaco Moreno Franceschini il quale, ovviamente, si sarà consultato con la segreteria comunale.
Il quadro è quindi sufficientemente chiaro, ma, a ben vedere, un punto interrogativo resta: i consiglieri comunali, competenti per voto al ritiro dell'atto, sono stati avvertiti delle conseguenze della loro scelta? I verbali del consiglio non citano consigli o avvertimenti su questo versante da parte dell'apparato burocratico e torna così il tema di quali siano le responsabilità dei dirigenti nelle amministrazioni pubbliche e di chi, in caso di errori, debba pagare. Durante l’inchiesta però il vicesegretario di allora, Mauro Parducci, ha dichiarato che «il consiglio comunale aveva piena consapevolezza e conoscenza del fatto che la mancata approvazione della deliberazione avrebbe provocato l’intervento del commissario ad acta con conseguenti maggiori oneri a carico del bilancio del Comune». E su queste dichiarazioni si concentrano molti dei malumori. La storia è comunque tutt’altro che conclusa anche se tra i consiglieri c’è chi sarebbe disposto a chiudere la vicenda mettendo mano al portafoglio evitando ulteriori spese legali. C’è invece chi ritiene in qualche modo di essere stato “indotto” all’errore, di non essersi pienamente reso conto che il commissario ad acta (che poi era lo stesso direttore generale) avrebbe comportato costi aggiuntivi.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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