La manifestazione
Dall’Ici all’Imu c’è il raddoppio
Gli artigiani della Cna protestano per gli incrementi delle imposte sui capannoni e sui rifiuti
PONTEDERA. La frattura tra la realtà delle imprese e le richieste dello Stato è nei numeri. Marcano le distanze dai “forconi” gli artigiani della Cna di Pisa, ma il malessere non lo nascondono. Due dati per darne la misura. A Montecalvoli la Sofica Snc, specializzata in serramenti e infissi in legno, in un decennio registra un aumento del 122% confrontando l’Ici pagata nel 2001 con l’Imu di quest’anno. Mentre nella zona industriale della Tura, a Cascine di Buti, l’azienda Buti Srl specializzata nella pelletteria di lusso, guarda al fronte dei rifiuti: l’incremento dal 2012 è del 49%, complice il passaggio da Tarsu a Tares del Comune di Buti. E c’è il fronte degli acconti sulle imposte sul reddito, Irpef, Ires e Irap.
«Si mette il coltello nella piaga a fronte della crisi di liquidità che attanaglia le imprese – afferma il presidente provinciale Cna Andrea Zavanella –. L’acconto, che è commisurato all’imposta sui redditi 2012, in un anno in cui le imprese sono ancora alle prese con la crisi, e prevedibilmente con fatturati in calo, determina che allo scorso 30 novembre hanno pagato il 100% dell’Irpef del 2012 e il 101% per Irap o Ires». Per i presidente Cna Pisa non ci sono dubbi: «È una sorta di finanziamento coercitivo preteso dallo Stato. In pratica, a parità di tasse si chiede un aumento dell’anticipo».
Sul fronte dell’Imu la Confederazione degli artigiani calcola un incremento medio dell’imposizione sugli immobili strumentali all’attività delle aziende del 117%. Mentre è più complesso districarsi nella giungla dei rifiuti, Tarsu, Tia, Tares, per le differenze di regime e acconti tra i comuni della provincia.
Amerigo Buti, titolare dell’omonima impresa di pelletteria, presidente provinciale di Cna Federmoda, ha toni pacati ma fermi. «Assistiamo increduli e impotenti a tutto questo, nonostante il nostro impegno quotidiano sia fisico che economico nel mettere a rischio tutto quello che di buono abbiamo costruito nella speranza di un futuro nostro e per i nostri figli». E aggiunge: «Le amministrazioni pubbliche dovrebbero cercare di ridurre la pressione fiscale e tributaria su quelle attività che ancora forniscono buona e sana occupazione nel Paese, e mantengono alto il valore del fatto a mano in Italia come presidi per un’eventuale e auspicabile ripresa economica».
A chiarire i confini della protesta è Zavanella. «Le cifre che portiamo alla luce fotografano un trend generale e dovrebbero produrre sgomento. Tra gli imprenditori c’è una rabbia fortissima, che dà il polso di una situazione che rischia di esplodere. L’impegno della nostra associazione è quello di mantenere il malcontento dentro un alveo democratico». E a questo proposito nel quartiere generale degli artigiani si sta lavorando a una manifestazione di piazza che dovrebbe tenersi alla fine di gennaio, «ma la data è ancora da fissare», precisa il presidente Cna. «C’è una politica che non guarda alle imprese – conclude – e che dimostra una distanza siderale dalla realtà».
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