Il Tirreno

Pontedera

La Corte dei Conti richiede i danni

di Sabrina Chiellini
La Corte dei Conti richiede i danni

A giudizio ci sono l’ex sindaco e tutto il gruppo Pd della scorsa legislatura, “inciampati” su una sentenza non eseguita

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CASCINA. L'ex sindaco Moreno Franceschini, tutto il gruppo consiliare del Pd e un consigliere comunale socialista che amministravano Cascina nella scorsa legislatura sono stati rinviati a giudizio dalla Corte dei Conti, che chiede che siano condannati a pagare un danno di circa 15mila euro, a cui andranno aggiunti interessi e spese legali di giudizio.

La Procura presso la Corte dei Conti ha delegato la Guardia di Finanza ad effettuare accertamenti istruttori rispetto alla vicenda e non è escluso che l’ultima "visita" dei finanzieri in municipio sia una conseguenza di questa prima inchiesta.

L’inchiesta. La vicenda ha aspetti grotteschi (e la Procura sembra avere indirizzato le indagini solo nei confronti degli amministratori) e fa emergere responsabilità politiche soprattutto per quegli amministratori che non sono riusciti in tempi ragionevoli e senza ricorrere a una procedura contorta, tanto che è finita nel mirino della Corte dei Conti, a dare attuazione ad una sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Toscana.

Una sentenza emessa nel febbraio 2006 che ha accolto il ricorso presentato da un cittadino, l'avvocato Francesco Bizzarri. Quest'ultimo, che per un errore (allora Moreno Franceschini era assessore all’urbanistica) degli stessi uffici comunali e che poi ha trascinato nella storia anche il consiglio comunale, aveva subito un torto ed era stato costretto a rivolgersi al tribunale amministrativo per vedersi riconoscere un diritto. Il Tar aveva annullato il regolamento urbanistico nella parte in cui escludeva l'area di Bizzarri dalla perimetrazione dell'Utoe 21, trasformandola con una destinazione residenziale. In sostanza, per un errore nella cartografia dovuto ai tecnici comunali, un terreno che doveva essere nell'Utoe e diventare edificabile era stato escluso da questa classificazione. Ma la stessa superficie era stata calcolata ad un altro cittadino, sul lato opposto della strada.

La decisione del Tar. Una sentenza che il Comune, o meglio la precedente amministrazione e il vecchio staff tecnico, non hanno mai digerito. Così qualcuno - non è un mistero, parlano gli atti - aveva pensato che potesse restare in un cassetto costringendo il cittadino a presentare un atto di diffida al Comune e poi a rivolgersi di nuovo al tribunale. È stata infatti necessaria una seconda sentenza - e siamo nel 2009 - per dare la "sveglia" all'amministrazione che aveva 30 giorni (dal maggio 2009) per ottemperare alla sentenza. In caso contrario sarebbe stato nominato un commissario ad acta.

Da quel momento è andato in scena un "teatrino", finito più volte al centro delle cronache e responsabile di tanti malumori dell'ex sindaco, che ha oggi per epilogo il rinvio a giudizio della Corte dei Conti. E non solo: la sentenza stessa non ha potuto avere esecuzione integrale, così è stato spiegato nella relazione del commissario ad acta che è stato nominato, "per effetto della situazione che si è creata per quanto concerne l'effettiva disponibilità edificatoria".

E guarda caso in questi giorni i finanzieri controllano se le previsione di nuove costruzioni previste dal regolamento urbanistico sono state rispettate o meno. Potrebbe essere una coincidenza ma certamente qualcosa non torna.

Le accuse. Secondo la Corte dei Conti, i soldi che il Comune ha speso per pagare il commissario ad acta (incarico affidato allo stesso direttore generale di allora Salvatore De Priamo che per questa "incombenza" ha ricevuto, oltre al suo stipendio, più di 13mila euro, a cui si aggiungono altri 1.200 euro per il geologo) rappresentano un danno per lo Stato.

Dopo la sentenza del Tar l'ex sindaco Moreno Franceschini aveva cercato un accordo con il privato che poi aveva portato all'attenzione del consiglio comunale. Non c'erano da fare scelte di indirizzo, come aveva fatto notare l'ex assessore all'urbanistica ora sindaco, Alessio Antonelli. Eppure si era costruita una "laboriosa trattativa", così l'aveva definita il direttore generale De Priamo. Insomma, un grande pasticcio, consumato tutto in casa del centrosinistra.

Due le tappe importanti: Il 17 aprile 2008 il consiglio comunale, dopo tanti tira e molla, ha votato l'accordo e l'atto di indirizzo trovato dall'ex sindaco con il privato così da arrivare all'adeguamento dello strumento urbanistico attraverso l'adozione di una variante.

Il consiglio ha deliberato in quell'occasione (ma non si sa che fine abbia fatto questo atto) anche di attivare un procedimento (a chiederlo era stato il consigliere socialista Fabio Poli) nei confronti del responsabile unico del procedimento (quello che aveva commesso l'errore da cui è scaturito il ricorso) per recuperare le spese sostenute dal Comune dopo il ricorso presentato dal cittadino.

I passaggi politici. Dopo mesi la questione era tornata in consiglio, nel gennaio 2009 (e questi atti sono già stati trasmessi alla Finanza nel maggio scorso). In questa seduta però è stata la politica a farla da padrona e probabilmente qualcuno ha lasciato passare in secondo piano gli obblighi di legge dal punto di vista delle procedure, per motivi che non si comprendono.

La maggioranza era in crisi (Andrea Lapi dei Comunisti Italiani, per esempio, aveva proposto di non concedere a Bizzarri un'area edificabile ma agricola nonostante le indicazioni della sentenza e anche se questa strada non era attuabile). Alla fine - e questo l'errore che ha portato all'inchiesta della Corte dei Conti - la proposta di delibera viene ritirata senza una vera votazione sull'adeguamento cartografico dell'area di Musigliano e della variante. Tutto passa nelle mani del commissario ad acta: in quella seduta il direttore generale era assente. A sovrintendere ai lavori c'era il suo vice, Mauro Parducci, che doveva garantire che l’atto fosse corretto sotto il profilo giuridico. De Priamo ha ottenuto la nomina di commissario ad acta. Sono stati 14 i voti favorevoli al ritiro della pratica (ma poi non è stata formalizzata alcuna deliberazione…). E oggi quelle stesse 14 persone (che pure si erano espressi favorevolmente per dare atto alla sentenza già nel consiglio del 17 aprile 2008) sono chiamate a pagare i danni. Parducci, chiamato a dire la sua sulla vicenda, si è tirato fuori sostenendo che tutti sapevano che la mancata approvazione della delibera avrebbe provocato l'immediato intervento del commissario ad acta. Un vero caos destinato ad aprire mille polemiche. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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