Il Tirreno

Pontedera

Avevano venduto le case della coop fallita, a processo

di Sabrina Chiellini
Avevano venduto le case della coop fallita, a processo

Sono stati rinviati a giudizio i responsabili dell’operazione immobiliare Dovranno rispondere di truffa aggravata e alcuni per non aver versato l’Iva

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CALCINAIA. Si apre un altro capitolo giudiziario nella vicenda del fallimento della cooperativa "Primavera 90" di Montelupo Fiorentino che ha costruito alloggi in aree Peep sia a Calcinaia che a San Miniato facendosi consegnare dalle famiglie che hanno acquistato gli appartamenti non solo i soldi degli immobili ma anche quelli per i relativi rogiti notarili che invece non sono stati mai perfezionati. Tanto che ora queste famiglie, visto che gli atti di vendita non ci sono, rischiano di perdere la casa o di doverla pagare due volte: sui beni sussiste una ipoteca di più di un milione di euro ora i liquidatori della cooperativa hanno pure intimato alle famiglie di lasciare gli alloggi che saranno messi in vendita, riservandosi di chiedere ai proprietari un'indennità di occupazione degli immobili finiti al centro del contenzioso fallimentare ad insaputa degli stessi acquirenti.

La novità di questi giorni riguarda le accuse di truffa aggravata contestate agli amministratori della cooperativa e ad alcuni loro familiari. Quattro famiglie di Calcinaia, assistite dall'avvocato Concetta Gugliotta di Cascina, portano quindi a casa un primo risultato che potrebbe cambiare l'esito dell'incredibile vicenda. I cittadini, denunciando l'intera vicenda alla Procura di Firenze per truffa aggravata da erogazioni pubbliche, il legale rappresentante della cooperativa, Filippo Pagliai di Empoli, hanno trovato riscontro nel rinvio a giudizio del Pagliai insieme al padre Olinto Pagliai, di Montelupo Fiorentino, alla sorella Elena, al cognato Alessio Zetti e ad un altro parente, Sandro Terramoto, amministratore di un'altra società "Immobiliare Damiano" fallita e coinvolta nelle operazioni immobiliari sospette.

In sostanza, secondo le accuse, Filippo Pagliai, chiamato a rispondere in concorso con gli altri indagati (tutti di Empoli) anche per la violazione delle leggi fallimentari, avrebbe spogliato la cooperativa che era già sottoposta alla procedura di liquidazione coatta e dichiarata insolvente dal tribunale di Firenze (il 15 dicembre 2010) dei beni sociali attuando alcune alienazioni al fine di trarne un ingiusto profitto. Beni situati in prevalenza nell'Empolese che, in questo modo, sarebbero stati ceduti ai parenti o a società che fanno riferimento alla famiglia Pagliai con operazioni che avrebbero reso un danno ai creditori.

Al tempo stesso il Pagliai e il di lui padre (amministratore di fatto della cooperativa "Primavera 90) sono accusati di avere tenuto libri e scritture contabili in modo tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e la movimentazione degli affari, annotando dati inattendibili e contrastanti con la documentazione effettiva delle operazioni economiche e finanziarie.

Alcuni degli imputati sono chiamati a rispondere anche del mancato versamento dell'Iva per avere indicato nella dichiarazione annuale elementi fittizi passivi o per non avere versato affatto l'imposta sul valore aggiunto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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