Attenzione
Quella pallottola rimasta in testa
Una vita stravolta: fecero fuoco temendo un inseguimento Ora l’impiegato ferito dai rapinatori ha ringraziato la polizia
PISA. La prima vita di Riccardo Sassi finisce poco dopo le 8 di lunedì 18 giugno 2012. Se esistesse un esempio da antologia su cosa significa trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, l’impiegato 50enne di Pontedera, non avrebbe concorrenti. Da un anno e mezzo convive con un “ospite” indesiderato: un proiettile in testa.
Il colpo. Lo hanno ricordato ieri in conferenza stampa i vertici della polizia quanto sia stato sfortunato Sassi, ma anche miracolato per essere sopravvissuto a una storia che trova pochi riscontri anche nella letteratura scientifica. L’impiegato stava andando a pagare l’Imu alla posta quando i banditi in fuga pensarono che li stesse seguendo. Gli spararono contro due colpi. Uno lo centrò sotto l’occhio sinistro.
Coincidenze assurde. Sassi quel giorno doveva aver fatto il pieno di coincidenze negative. Ci fu, dopo la rapina, chi tentò di inseguire i malviventi. Era un avvocato con un fuoristrada scuro che, dopo aver allertato il 113, sempre al telefono informava la centrale operativa sugli spostamenti della gang. L’operatore gli disse di lasciar perdere perché le volanti stavano già lavorando. Il legale si fece da parte e a quel punto sulla scena, in un destino da brividi, apparve la Kia Sportage nera di Sassi. Lui, del tutto ignaro della rapina e di chi con un’auto simile alla sua, stava dando la caccia a dei banditi, voleva solo pagare un bollettino. I rapinatori non si resero conto che la macchina era cambiata e per toglierselo di mezzo gli spararono un paio di colpi.
La promessa. Il questore Gianfranco Bernabei e il dirigente del commissariato di Pontedera, Luigi Fezza, fecero una promessa all’impiegato in fin di vita: «Troveremo chi è stato». Mercoledì si sono presentati a casa di Sassi per anticipargli la notizia degli arresti. «Grazie, spero che ora paghino per quello che hanno fatto» ha risposto commosso. Attraverso la moglie, avvicinata dal Tirreno”, l’impiegato ha fatto sapere che al momento non se la sente di parlare.
Le condizioni. Quando arrivò a Cisanello i medici si consultarono anche con colleghi stranieri per capire come gestire un’emergenza del genere. La situazione si è stabilizzata, anche se l’impiegato ha quasi del tutto perso la vista dall’occhio sinistro. Ha problemi seri di udito all’orecchio sinistro. Non può guidare e se in auto venisse tamponato corre il rischio che il proiettile si muova danneggiando il cervello. Ha chiesto se potevano estrargli la pallottola che ha trapassato il cranio fermandosi dietro alla nuca. Gli hanno risposto che ha 25 probabilità su 100 di farcela. Questa è la seconda vita di un impiegato a cui hanno sparato in faccia mentre stava andando alla posta.
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