La manifestazione
La svolta da un numero di telefono
Nell’auto della gang non incendiata fu trovata l’utenza di un meccanico di Napoli
PISA. Un numero di telefono intestato a un meccanico di Napoli.
Partendo da un cellulare si è aperto uno scrigno di informazioni prezioso che ha portato gli inquirenti sulle tracce dei destinatari delle sei misure di custodia cautelare in carcere.
È stato un agente della polizia a fare la mossa giusta mettendo in salvo la Dacia Sandero che i banditi il 18 giugno 2012 volevano dare alle fiamme insieme all’Opel Combo. Il furgoncino divenne uno scheletro, mentre il piccolo fuoristrada venne sottratto alle fiamme. E si è trasformata in una fonte da setacciare fino all’ultimo granello di polvere.
Nell’abitacolo gli investigatori trovarono un biglietto con il numero di un telefonino. Era in uso a un meccanico napoletano. Non lo chiamarono per evitare di insospettirlo. Quel cellulare ha aperto un mondo agli inquirenti. Con un lavoro certosino i poliziotti hanno monitorato le chiamate in entrata e in uscita sull’utenza telefonica del meccanico. Un’attività dettagliata che ha messo sotto la lente centinaia di telefonate. Ad ogni numero corrispondeva un nome da verificare. E una posizione sul territorio da controllare attraverso le celle telefoniche. I primi incroci sono arrivati dopo qualche mese. Tra gli arrestati c’era chi aveva chiamato il meccanico mentre si trovava nel Pisano prima e dopo la rapina al portavalori. La sfilza di precedenti dei “localizzati” in zona ha dato una sterzata significativa all’inchiesta conclusa con gli arresti. Spiega il capo della mobile, Maurizio Stefanizzi: «Per come si è mosso e i metodi usati, siamo in presenza di un gruppo criminale formato da professionisti».
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DEGLI ARRESTI
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