Il Tirreno

Pontedera

Canili, Comuni irregolari gli animalisti denunciano

di Francesca Suggi

Pomarance e Montecatini tra gli inadempienti: randagi ancora inviati in Emilia «Per legge si devono usare strutture sul territorio: andremo per vie legali»

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VOLTERRA. Basta con quelle trasmigrazioni di cani dall’Alta Valdicecina, ma nono solo, a canili rifugio fuori regione. Oltretutto fuori legge. Da una parte è impossibile agevolare le adozioni, così a distanza. Dall’altra questo ostacolo certo non aiuta l’alleggerimento dei conti pubblici con amministrazioni che continuano a spendere i soldi dei cittadini per randagi “fuori controllo” che difficilmente saranno recuperati. Ecco che le associazioni animaliste fanno squadra e con una lettera ufficiale scrivono ai sindaci dei Comuni inadempienti, Pomarance e Montecatini in testa, chiedendo di regolarizzare la situazione. «Aspettavamo entro 15 giorni un riscontro dagli amministratori, invece il silenzio assoluto: visto che non accettano la nostra pacifica collaborazione, siamo disposti ad andare per vie legali», tuonano dalla Gavol, gruppo animalista di Volterra. Nella provincia di Pisa risultano irregolari anche i comuni di Lorenzana e Cascina. Il pool di animalisti chiede, semplicemente, agli amministratori il rispetto della legge regionale 59 del 2009 secondo cui ogni Comune toscano ha l’obbligo di individuare un soggetto competente per la cattura dei randagi e una, o due strutture per accoglierli: la prima, per gli iniziali due mesi, in un canile sanitario, la seconda è il canile defintivo, cosiddetto rifugio. Su quest’ultima struttura, la normativa impone di utilizzare canili sul territorio regionale o di comuni limitrofi anche se appartenenti ad altre regioni (per chi non ne dispone di uno proprio).

«In Toscana sono presenti strutture che potrebbero svolgere questo servizio, non ha senso quindi che questi comuni irregolari, da una parte non abbiano individuato canili sanitari, dall’altra hanno stretto convenzioni con il canile rifugio Madonna della Guadalupe, situato a Meletole di Castelnuovo Sotto, via del Cantello a Reggio Emilia», continuano dagli “angeli” degli animali. E vanno nel dettaglio: «Tra l’altro tale struttura presenta numerosi ed evidenti punti di criticità in merito allo svolgimento del servizio stesso».

Le animaliste non parlano a caso e ricordano lo stato di salute dei cani di Volterra che sarebbero dovuti andare, da Reggio Emilia, in una struttura del Sud Italia: “deportazione” scampata grazie ad un passo indietro del Comune. «Di quei circa 44 cani che oggi sono a Fucecchio, dieci sono stati adottati per fortuna: ma tutti, una volta arrivati, presentavano patologia, dalla lesmania, alla filaria, all’otite».

Tornando alla sollecitazione di Gavol, Amore a 4 Zampe, Un cane per amico, Amici animali a 4 zampe, Associazione mici felici, La casa di Margot lanciata ai Comuni inadempienti, le associazioni animaliste ricordano: «La questione fondamentale legata a questa nostra richiesta è quella delle adozioni: è impossibile perseguire tale scopo a grandi distanze, il risultato è che questi randagi permangono a vita nelle strutture, a discapito dell’animale e delle amministrazioni che si trovano a sostenerene le spese». E concludono: «La gestione dei randagi non è semplice, per questo le amministrazioni dovrebbero lavorare in sinergia con le associazioni animaliste per far sì che venga assicurata al meglio la tutela dei cani e che le strutture non siano al collasso per l’assenza delle adozioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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