Attenzione
I primi forconi in Valdera spuntano all’istituto Fermi
Trecento studenti seduti davanti all’ingresso in segno di solidarietà con le proteste nelle piazze italiane. Poi, torna il sereno dopo il colloquio con la preside
PONTEDERA. «Stamani non entriamo a scuola per protestare contro un modello di società che non ci permette di sperare nel nostro futuro». Sono queste le parole che hanno accompagnato la decisione degli studenti dell’istituto Fermi di Pontedera, che ieri mattina non sono entrati nell’edificio per svolgere regolarmente le lezioni. Fuori dalla scuola erano circa trecento, seduti sull’asfalto in segno di protesta. «Non avevamo programmato niente. Molti ragazzi si sono rivolti a noi in questi giorni, chiedendoci di dare un segnale forte in un momento in cui tutta l’Italia sta scendendo in piazza contro il governo e le istituzioni», dicono i rappresentati dell’istituto, che poi spiegano i motivi della loro iniziativa: «È riduttivo ricondurre tutto ad un’unica motivazione. Ci sono tante problematiche, alcune delle quali ci riguardano in maniera più ravvicinata. In primis i fondi destinati alle nostre scuole, che si rivelano puntualmente insufficienti anche a ricoprire i bisogni primari. Poi c’è la grande difficoltà nel trovare lavoro, che colpisce tutti gli anni i diplomati di questo e di altri indirizzi scolastici».
Intanto, fuori dai cancelli, il numero degli studenti aumenta, e c’è addirittura chi esorta i compagni a non recarsi nelle aule per allargare la protesta. Passano tra la folla manifestante anche i professori, diretti all’interno degli edifici scolastici del comprensorio pontederese. Il clima si scalda e, dopo un paio d’ore, la preside del Fermi Cristina Cosci chiede un colloquio con i rappresentati del suo istituto. Passano alcune decine di minuti prima che la situazione torni alla normalità, con le classi che a poco a poco tornano a ripopolarsi di alunni. «Abbiamo parlato con la preside e le abbiamo illustrato le ragioni della protesta. Il nostro non è un modo per non prendere parte alle lezioni, ma un segnale di ribellione contro la situazione attuale del paese. Siamo in dovere di rappresentare gli studenti, e stamani lo abbiamo fatto rimanendo fuori dai cancelli della scuola». I toni della polemica restano comunque sereni e pacifici, scongiurando qualsiasi iniziativa non autorizzata dai vertici scolastici. A tal proposito, parlano ancora i portavoce degli alunni, assicurando «la massima collaborazione con la presidenza, affinché si arrivi ad una soluzione condivisa e costruttiva per tutti gli studenti». La stagione delle proteste studentesche è appena iniziata.
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