Il Tirreno

Pontedera

Sale Renzi, sostenitori solo in scia

di Manolo Morandini

Il dopo primarie lascia aperto più di un interrogativo sulla geografia del Pd su scala territoriale

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Lo strabismo è superato. Appartiene ai difetti di una nomenclatura che le primarie per la scelta del segretario nazionale Pd ha spazzato via. Liquidata. Eppure, gli uomini di partito ce li immaginiamo. Scorrono i risultati nei vari comuni. Li confrontano e si spingono a pesare quelli in ogni seggio. Ma tra Renzi e i renziani, quelli che si muovono all’interno dell’establishment democratico locale, sembra non esserci un rapporto diretto.

Nessun giudizio sulle persone. Solo un dato da cui partire. Il plebiscito è per Matteo Renzi, è a lui che si lega la speranza di cambiare il Paese e magari anche il Pd. Perciò, allo slogan “L’otto dicembre io voto perché”, i più hanno risposto: “Per dare una scossa”. In provincia di Pisa, come nel resto d’Italia, le percentuali del sindaco di Firenze corrono sul filo del 73,8%, questa è la media nei 39 comuni. A cui andrebbe sommata quella del rivale Pippo Civati, anche lui espressione di un movimento di rottura, un 11,1% che porta il dato all’84,9%.

L’altra tentazione appartiene a chi oggi è maggioranza nell’apparato, nelle segreterie del partito, ma anche nel governo locale. Farsi scudo, non aprirsi. Trascurare l’indicazione netta, di fronte a una compattezza che nelle urne è franata: i numeri non riflettono il peso della loro rappresentanza. E dovrebbero insegnare.

Pontedera è la terra del governatore Enrico Rossi, ma anche del segretario provinciale Pd Francesco Nocchi e del sindaco, Simone Millozzi: sono tutti pro Cuperlo. In città, a indicare che c’è un vento nuovo, sono i 753 voti in più raccolti da Renzi rispetto a nove mesi fa, quando la partita delle primarie si giocava per la scelta del candidato premier nazionale.

In 36 comuni Renzi si attesta su percentuali superiori al dato nazionale del 67,8%. Per Cuperlo succede solo a Pisa (20,3%), Santa Croce sull’Arno (20,9%), Castelnuovo Valdicecina, Fauglia, Orciano Pisano e Riparbella. Civati, invece, è un po’ più forte del suo 14,2% nazionale a Calci, Vecchiano, Pisa (19,1%), Montecatini Valdicecina (18,8%), Guardistallo e Casale Marittimo.

L’epifania democratica ha i contorni ancora sfumati. Su scala locale saranno le amministrative per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali a dire molto degli effetti che l’ascesa del Rottamatore alla segreteria nazionale del Pd ha avuto in provincia. Gli equilibri non saranno comunque quelli di un voto che ha il respiro nazionale.Eppure viene da guardare dove ilPartito democratico si sta misurando con nuovi processi. La sconfitta elettorale a Santa Maria a Monte dove si è affermato un sindaco socialista con l’appoggio del centrodestra. Qui alle urne è andato un 5% di elettori in più rispetto a nove mesi fa. Mentre a Volterra, dove il primo cittadino è espressione di una lista civica, il Pd regista un calo del 9,8% di elettori. Segno più, invece, nei comuni interessati dai processi di fusione, Lari (+4,5%) e Casciana Terme (+5,4%) come per Crespina (+14%) e Lorenzana (+8,8%).

ALTRI SERVIZI DA PAG. 2 A 5

@manolomorandini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Il questore di Prato chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite

di Redazione Prato