Sicurezza
«Insegnante severo ma uomo amorevole»
Le testimonianze di chi lo ha conosciuto hanno animato un’iniziativa che si è tenuta a Palazzo Grifoni
SAN MINIATO. Don Ruggini, prete coraggioso, non sempre compreso, ma innamorato di teatro. Ci sono stati momenti commoventi, ma soprattutto, in 2 ore di intensa conversazione, è emersa limpida la figura di don Giancarlo Ruggini, il prete che da direttore artistico, fece grande il Dramma Popolare. È stata partecipatissima la serata che la Fondazione Dramma Popolare ha dedicato alla figura di don Ruggini, a 40 anni dalla morte, avvenuta al liceo, mentre era tra i suoi allievi. A Palazzo Grifoni c'è stata qualche voce rotta dalla commozione. Una è quella di Mario Caciagli, sanminiatese, professore emerito dell’Università di Firenze, che ha ricordato il coraggio di un prete innamorato di teatro che non ebbe mai paura di difendere le sue idee: siamo in anni di forti divisioni ideologiche; ebbe il coraggio di schierarsi, ad esempio, a fianco del cineforum che a San Miniato proiettava film sovietici in pieno clima elettorale: film dei quali era appassionato critico nel dibattito che seguiva. Alvio Sartucci è un allievo che a don Ruggini deve anche l’aver frequentato l’università: si occupò della sua formazione dopo la morte del giovane padre. Sartucci ha delineato il carattere del prete che sapeva essere amorevole ma anche insegnante severo e esigente. Il vescovo monsignor Fausto Tardelli ne ha tratteggiato la fede profonda, alimentata da una grande cultura. Poi la testimonianza di Renato Granchi che fu attento e giovane religioso a fianco di don Ruggini. Infine il binomio straordinario con il dramma: l’importanza del teatro ieri e oggi nelle parole di Masolino D’Amico il più prestigioso critico teatrale, «l’arte immortale che aiuta a vivere». «Don Ruggini - ha aggiunto D’Amico - era moderno, aveva idee di grande attualità e l'ha dimostrato nelle scelte che fece per gli spettacoli che furono allestiti durante la sua direzione».
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