Il Tirreno

Pontedera

Da luglio senza vedere un euro

di Giacomo Pelfer
Da luglio senza vedere un euro

Liquidazione bloccata per i lavoratori della conceria Niger che da ottobre ha cessato l’attività

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SANTA CROCE SULL’ARNO. In alcuni mesi hanno anche accettato di lavorare senza essere pagati, oppure in cambio di un acconto, fidandosi che prima o poi i soldi sarebbero arrivati. Oggi invece si ritrovano a piedi, con l’azienda che ha chiuso i battenti e la procedura di liquidazione che si è inspiegabilmente bloccata, senza possibilità di richiedere le mensilità arretrate e le relative spettanze. Il risultato sono 22 persone che da luglio vivono senza ricevere un euro.

Sono i lavoratori della conceria Niger di Santa Croce, in via del Trebbio, che già dalla metà di ottobre aveva dichiarato l’intenzione di cessare l’attività, aprendo le procedure per la liquidazione e firmando, il 28 dello stesso mese, l’accordo con i sindacati per l’apertura della mobilità. «E fino a questo punto – dice Loris Mainardi della Cgil – le regole e le procedure sono state rispettate in modo scrupoloso». Poi improvvisamente il blocco, al momento inspiegabile, in attesa dell’autorizzazione al rilascio delle buste paga, che consentirebbe ai lavoratori di sapere e di richiedere ciò che gli spetta. Autorizzazione che ad oggi non è arrivata. «Per riscuotere – spiega Mainardi – i lavoratori hanno bisogno della documentazione delle buste paga, che gli permetterebbe di quantificare quanto devono avere. Per farlo, tuttavia, il consulente del lavoro attende il via libera dal liquidatore o dalla proprietà. Cosa che ancora non è avvenuta, come se si volesse perdere tempo, allungando la procedura di liquidazione».

Non solo, a detta dei lavoratori e del sindacato, la stessa proprietà guidata dall’imprenditore Carlo Iacopini, nonché il liquidatore, Antonio Di Leo, con studi in Svizzera, si sarebbero nel frattempo resi irreperibili. «Una situazione limacciosa e ambigua – la definisce Mainardi –. Perché se un’azienda non è in grado di liquidare o va in fallimento o richiede un concordato preventivo, ma ad oggi non ci risulta nessuna richiesta in questo senso. C’è da capire quindi a cosa serva questa perdita di tempo, oltretutto da parte di un imprenditore che ha lavorato in questa zona per 40 anni. A questi punti ognuno è autorizzato a pensar male».

Questa mattina, infatti, i lavoratori della Niger si recheranno alla Direzione provinciale del Lavoro per denunciare la situazione, in modo che l’ispettorato obblighi il rilascio delle buste paga anche senza il via libera della proprietà e del liquidatore. Per i dipendenti, infatti, a mancare all’appello sono l’intera mensilità di febbraio, una parte di gennaio e luglio, più tutti i mesi successivi fino a ottobre, senza dimenticare ferie, permessi, Tfr e addirittura una parte della cassa integrazione attivata lo scorso anno. All’origine delle difficoltà dell’azienda ci sarebbe stata soprattutto la pesante situazione debitoria, anche se i lavoratori si dicono convinti che il «caso Niger non ha niente a che fare con le difficoltà del distretto. Nonostante un po’ di alti e bassi – dicono – il lavoro c’è sempre stato». Da anni, del resto, la Niger ha lavorato stabilmente per una nota griffe di moda. «Si stanno violando palesemente i diritti dei lavoratori – conclude Mainardi – con atteggiamenti che fino a qualche anno fa sarebbero stati inconcepibili per questa zona».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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