Il Tirreno

Pontedera

Un libro

Don Riccardo raccontato da Puccetti

Don Riccardo raccontato da Puccetti

SAN FREDIANO. «Un bravo pastore come dice Papa Francesco, deve puzzare di pecora. Ecco: don Riccardo era questo: un bravo pastore». Così don Dario Ghelardi, proposto di San Frediano, ha ricordato la...

2 MINUTI DI LETTURA





SAN FREDIANO. «Un bravo pastore come dice Papa Francesco, deve puzzare di pecora. Ecco: don Riccardo era questo: un bravo pastore». Così don Dario Ghelardi, proposto di San Frediano, ha ricordato la figura di don Riccardo Nieri, parroco della frazione cascinese dal 1989 fino al 2011, anno in cui fu stroncato dalla malattia. L'occasione è stata la presentazione di un libro - “Don Riccardo e la sua piccola Ars” - dedicato proprio al sacerdote sanfredianese, nato a Marciana nel 1948. «Io e lui eravamo entrambi dell'ansa dell'Arno – ha proseguito l'attuale preposto. – Avevo dieci anni quando era a Riglione, e me lo ricordo quando dirigeva il coro. Era proprio lì che ci incontravamo, la prima domenica d'agosto, durante la festa mariana». Una figura ricordata con affetto da tutti quella di don Nieri. L'autore della pubblicazione è Renzo Puccetti, medico e amico di don Riccardo. «Questo libro nasce da un bisogno – racconta Puccetti. – Alcuni di quelli che hanno conosciuto don Riccardo hanno sentito il bisogno di raccontare nel modo più semplice quello che hanno visto e sentito di quest'uomo di Dio, di raccoglierlo e di farlo conoscere come tributo alla verità, affinché altri traessero ispirazione». Non solo una biografia, dunque; ma una vera e propria dimostrazione di stima e affetto da parte di una comunità intera. «Ho sentito il ricordo di don Riccardo accompagnarmi, dolce e struggente, mentre le parole a poco a poco comparivano sullo schermo del computer. Tanto di queste poche pagine non viene da me, ma è piuttosto il frutto della testimonianza di tante persone che hanno contribuito con i loro ricordi personali». Tanti gli aneddoti e gli episodi raccontati all'interno del volume. E, sopratutto, l'esperienza di chi con don Nieri ha costruito un percorso di vita. «L'abito che portava era come una seconda pelle da quando, all'età di 25 anni, era stato ordinato». Ma la sua prima vestizione la fece a 14 anni. «Se è vero che l'abito non fa il monaco, è pur vero che aiuta a riconoscerlo, e don Riccardo voleva essere riconosciuto come sacerdote: non avrebbe voluto scambiare il suo stato con niente al mondo». Quando don Falaschi, pievano di Bientina e suo maestro, morì, il suo abito talare lo prese proprio don Riccardo. E l'avrebbe indossato fino alla fine. Di lui, oltre al rimpianto, rimane l'impegno nella promozione del culto mariano a San Frediano, con le numerose gite a Medjugorje e la creazione di un distaccamento di Radio Maria.

Jacopo paganelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa